“L’Italia punisca i veri reati come il falso in bilancio”

La critica arriva dal consigliere Gabriele Gendotti che commenta la scelta del presidente Merz di fermare le trattative con Roma in tema di doppia imposizione

«È importante che la Svizzera mostri di non essere disposta ad accettare tutto». Lo ha dichiarato il presidente del governo ticinese Gabriele Gendotti in un’intervista pubblicata oggi dai quotidiani romandi "24 heures" e "Tribune de Genève". Il consigliere ha commentato la decisione del presidente Merz di bloccare i negoziati  con l’Italia in tema di doppia imposizione. Un annuncio che, secondo il politico ticinese, rappresenta un "segnale politico importante" e  "un gesto in favore dei Ticinesi, che si sentono maltrattati dall’Italia senza che Berna intervenga".

Il consigliere si è dichiarato dunque favorevole alla scelta del presidente Merz anche se, ha precisato, questa misura è arrivata “un po’ troppo tardi": prima di essere votato dal Parlamento italiano il 2 ottobre scorso, «lo scudo fiscale era stato discusso per almeno quattro mesi. La Svizzera ne parla invece soltanto da una decina di giorni».
«Coloro che volevano rimpatriare i loro soldi lo hanno già fatto – ha aggiunto -. Si potrebbe invece discutere se eticamente sia lecito proporre tre amnistie in sette anni» riferendosi agli altri scudi fiscali approvati in passato. Gendotti ha concluso accusando l’Italia di non voler punire reati fiscali e penali come il falso in bilancio o il fatto che gli intermediari non dovranno denunciare i sospetti di riciclaggio di denaro. Inoltre ha dichiarato il Governo applica "in maniera aleatoria la reciprocità degli accordi bilaterali con Berna", basti pensare alle "difficoltà che hanno le imprese ticinesi" a lavorare nelle vicine regioni italiane.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 02 novembre 2009
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