La bolletta dell’acqua si alzerà ma non è colpa dei privati

Gli investimenti pubblici per gli acquedotti prevedevano già un aumento, in dieci anni, per portare la tariffa fino a 1,5 euro al metro cubo, contro gli attuali 0,85

La tariffa dell’acqua si alzerà ma non è colpa dei privati. O non solo. E’ quanto emerge dai documenti sugli investimenti idrici della provincia di Varese, che a dispetto delle dichiarazioni politiche di parte sono depositati presso la segreteria dell’Ato in Provincia di Varese.
L’equazione è molto semplice. Gli acquedotti sono vecchi e hanno bisogno di investimenti. Gli investimenti vanno finanziati e saranno pagati dalla società che detiene le reti, ovvero la patrimoniale che ingloba i due terzi dei comuni della provincia di Varese. Lo chiarisce, tra gli altri, il presidente di Aspem, William Malnati: «Gli investimenti sono la questione fondamentale, la società patrimoniale, che è pubblica, deciderà se costruire nuovi tratti di rete e se aggiustare i vecchi tratti. Realizzerà un piano d’ambito, che sarà magari a dieci anni, e gli investimenti saranno finanziati con la tariffa».
Dal 2015, ci saranno due società in gioco: quella pubblica che detiene le reti e quella privata che vincerà la gara dell’erogazione (si occuperà della distribuzione e della manutenzione ordinaria). Quest’ultima (sarà privata ma potrebbe anche essere mista) farà profitti grazie a una quota di bolletta che incasserà.
Il prezzo dell’acqua sarà sottoposto a controllo pubblico. Sarà l’Ato, l’autorità provinciale, a regolare quanto incasserà il privato sulla bolletta. Non sarà facile trovare un accordo e il rischio di errori, lobby, o cartelli anticoncorrenza è forte, ed è anche per questo che l’Antitrust ha segnalato la lacuna della mancanza di una autority nazionale ancora da istituire. 
Il percorso legislativo porta a questi cambiamenti nel governo delle acque, ma l’aumento della bolletta era già previsto e lo si può leggere anche dalla relazione del piano d’ambito che la segreteria tecnica dell’Ato preparò nel 2007, quando cioè non era stata ancora costituita l’autorità provinciale di bacino, ma c’era già un piano industriale. Il segretario era Franco Taddei, il piano era pronto, e non prevedeva ancora i privati. Che cosa diceva? Che necessitavano 460 milioni di euro di investimenti in dieci anni (il piano era ambizioso). Oggi la tariffa a Varese è di 0,85 centesimi per metro cubo. Entro 10 anni, e progressivamente a salire, sarebbe arrivata fino a 1,5 euro per metro cubo, ovvero il costo medio previsto in Italia nel 2020.
Lo stesso concetto è stato ribadito qualche giorno fa da Nino Caianiello, presidente della società pubblica che si candida a gestire il ciclo integrato dell’acqua provinciale, Prealpi Servizi: l’aumento è fisiologico ma farà bene alle nostre reti, ricordate la siccità? Una posizione che è una logica conseguenza di quanto detto sopra e che però diverge dalla posizione dell’assessore regionale Massimo Buscemi, il quale sostiene che non ci saranno aumenti per nulla.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 23 novembre 2009
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