La difesa di Merani chiede una perizia psichiatrica

Il giovane che uccise e seppellì Dean Catic nel suo giardino con il complice Andrea Bacchetta era in cura già dal 1999 e gli avvocati chiedono che sia verificato il suo stato di salute

E’ il momento delle iniziative giudiziarie, per la difesa di Jacopo Merani, il ventenne di Varese, che lo scorso aprile seppellì nel giardino di casa il povero Dean Catic. Il 17enne di origini croate, fu abbattuto a coltellate, da lui e dall’amico Andrea Bacchetta, trasportato nei pressi del campo del Vivirolo a Belforte, accoltellato ancora, nascosto nel baule dell’auto, trasportato a Bizzozzero, finito a picconate, seppellito in giardino. Una scena folle e atroce, di cui si è già detto molto. Andrea Bacchetta, il complice, ha chiesto la scarcerazione per due volte, e per due volte i giudici gliel’hanno negata; prima il gip di Varese Giuseppe Battarino, poi il Tribunale del Riesame; nelle ordinanze si parla di «lucida ferocia» e cattiveria. Jacopo Merani, invece, è rimasto in carcere e non ha chiesto l’attenuazione delle misure cautelari. A distanza di sette mesi dall’arresto, i suoi avvocati, Alberto Zanzi e Fabio Ambrosetti, per la prima volta interpellano il tribunale e questa mattina hanno depositato al gip la richiesta di incidente probatorio volto a una perizia psichiatrica forense da effettuarsi attraversi un consulente del giudice.
Se la richiesta sarà accolta, l’incidente probatorio sullo stato di salute mentale del ragazzo aprirà una finestra del processo durante la fase di indagine. L’obiettivo è chiarissimo, e cioè chiedere al tribunale di verificare se il giovane sia sano di mente, o viceversa se l’ indagato sia interamente o parzialmente incapace di intendere e di volere. Che elementi hanno in mano i difensori? Una perizia realizzata da una consulente di parte, la dottoressa Stefania Zeroli, sulle cure e le cartelle cliniche che hanno attraversato la vita del giovane Jacopo Merani. Un ragazzo particolare che già nel 1999, a dieci anni, aveva avuto una diagnosi da un neuropsichiatria di Parma che ne certificava le difficoltà psichiche. E che a più riprese è stato ritenuto dai medici affetto di disturbi psicotici e segnato da una «personalità borderline». La richiesta è stata completata con i referti del reparto di psichiatrica dell’ospedale di Varese, che ebbe in cura il giovane tra il 2003 al 2005 e a cui fu prescritto a più riprese un farmaco chiamato Zyprexa, usato ad esempio per il trattamento degli adulti affetti da schizofrenia. 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 10 novembre 2009
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