La fame compulsiva, l’ultima frontiera dei disturbi alimentari

Tre le patologie legate al rapporto con il cibo: l'anoressia, la bulimia e la fame smodata e ansiosa che può portare alla rottura dello stomaco

Una vera e propria pandemia, secondo lo psichiatra Michele Rugo, può essere definita la diffusione dei malesseri legati al cibo. Il rapporto patologico con l’alimentazione viene oggi considerato frutto di uno squilibrio mentale per cui è la psichiatria che si fa carico di questi pazienti.
Un tempo erano soprattutto le govani rampolle di famiglie bene che sfogavano nel cibo il loro malessere e la voglia di imporre una silhouette perfetta per non sfigurare.
Oggi, la cultura dell’immagine si è talmente estesa e generalizzata che vittime dell’immagine si trovano in ogni ceto sociale, in ogni età, in ogni cultura: « Si comincia da adolescenti – spiega la responsabile del progetto di Todi e supervisore clinico di Villa Mira Lago Laura Dalla Ragione – e l’età si abbassa sempre più: ci sono anche casi di ragazzine di 12 anni e persino di otto. Ma abbiamo anche pazienti di 40 e 50’anni, magari recidive o casi tardivi».

Dall’anoressia, in genere, si guarisce in maniera definitiva: quando si ritrova l’equilibrio, si ricomincia a mangiare e il rapporto con il cibo diventa stabile.
Possono capitare ricadute, invece, con i bulimici, persone che si lasciano andare ad eccessi ma che subito dopo si chiudono in bagno per rimettere tutto: in questi casi l’inquietudine che porta alla fame e al  conseguente senso di colpa può ripresentarsi davanti allo stress di scelte difficili.

La nuova frontiera del disturbo alimentare, però, è rappresentanto da una voracità smodata ed eccessiva a cui non segue senso di colpa e, quindi, l’esplusione volontaria del cibo ingerito:            «Stiamo parlando di persone che sono colte da improvviso e irrefrenabile desiderio di cibo – spiega la dottoressa Dalla Ragione – Arrivano a ingerire anche 30.000 calorie, circa otto colombe pasquali in un sol colpo. È un bisogno che non si riesce a contenere: si svuota la dispensa e, in mancanza, si passa al congelatore, ingurgitando cibi ancora surgelati, o il cibo per animali e persino i rifiuti. Solo dopo aver ingerito una gran quantità di alimenti si placa l’ansia che si accompagna alla vergogna per un gesto che si riconosce anomalo. Questa è una malattia grave perchè può portare alla rottura dello stomaco».
Anche in questo caso, la terapia fa leva sulla psiche e sul bisogno smodato di cibo: la terapia si basa sullo stesso principio della disintossicazione dalla droga perchè entrambe le situazioni si fondano sul principio dell’assuefazione.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 02 novembre 2009
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