Le Acli a Tremonti: “Centinaia di telefonate dai frontalieri preoccupati”

I presidenti provinciali e il coordinamento frontalieri hanno inviato una lettera al ministro dell'economia: «Serve chiarezza, i lavoratori sono confusi e disorientati»

Lo scudo fiscale e i problemi dei frontalieri sono al centro della lettera aperta che i presidenti provinciali delle Acli della Lombardia hanno scritto al ministro dell’economia Giulio Tremonti. Pubblichiamo il testo del documento inviato al Ministero. 

Egregio On. Prof. Giulio Tremonti

Ministro dell’Economia e delle Finanze
e p.c. Gent.mo Andrea Olivero
Presidente nazionale ACLI
frontalieri, acli lombardia Le esprimiamo con questa lettera la volontà di dare il nostro contributo al dibattito in corso in queste settimane sulle implicazioni che lo scudo fiscale comporta per i lavoratori frontalieri. Ci permettiamo intervenire perché di questi lavoratori conosciamo la storia, le difficoltà, le speranze, avendo iniziato la nostra attività di tutela di questi lavoratori da oltre cinquant’anni.
Per quanto attiene lo scudo fiscale, le telefonate che, in gran numero e da ogni dove, riceviamo in
questi giorni evidenziano il disorientamento e la confusione che i lavoratori frontalieri si trovano ad
affrontare. A loro ribadiamo innanzitutto il rispetto delle leggi vigenti in materia, senza esimerci però, come abbiamo sempre fatto, dal sostenere i loro diritti. Il nostro impegno è orientato a far crescere la consapevolezza che, essendo cittadini italiani residenti in Italia, i frontalieri sono soggetti allo scudo fiscale. Per questo non rivendichiamo privilegi, ma chiediamo innanzitutto chiarezza nella normativa e la giusta attenzione al loro contesto. La nostra convinzione è che questi lavoratori, percependo una retribuzione tassata in Svizzera, in seguito a formali accordi internazionali non hanno sottratto ricchezza al fisco, ma dopo aver speso parte del loro stipendio per vivere, magari hanno lasciato in Svizzera parte del frutto del loro lavoro.
E’ pur vero che la normativa prevede adempimenti in materia che non sono stati sempre rispettati (ad
esempio presentazione del Quadro W), ma è altrettanto vero che la confusione e la poca chiarezza
hanno ingenerato scompiglio ed inesattezze sia da parte svizzera, sia da parte italiana. Ben venga quindi la necessità di un monitoraggio attento e preciso, ma ci pare proponibile suggerire di soprassedere sul passato e di proporre, a partire dal 1 gennaio 2010, disposizioni precise e chiare che non complichino la vita ai lavoratori, ma che favoriscano la cultura della legalità anche nell’ambito fiscale.Affermiamo questo perché conosciamo a fondo la problematica. Ricordiamo solo alcune delle azioni che abbiamo intrapreso:
 
Indennità di disoccupazione: A metà degli anni ’70, una crisi congiunturale non risparmiò i lavoratori in Svizzera. Ai frontalieri fu negato il diritto alla indennità di disoccupazione nel timore che potessero eludere controlli e percepire indebitamente la prestazione.
La provocazione sortì positiva reazione e, con la trattativa presso la Farnesina, cui partecipò l’Associazione Frontalieri ACLI anche in rappresentanza delle altre Associazioni, si giunse alla stesura della legislazione tuttora in essere: Legge 402/78, poi adeguata con la Legge 228/84 e successivamente la Legge 147/97.
L’accordo con la Svizzera prevedeva anche una “clausola di salvaguardia” ai fini integrativi delle
disponibilità da parte svizzera. La circostanza non solo non s’è mai resa necessaria, ma il Fondo istituito
presso l’Inps registra, come noto, un attivo di oltre 340.000.000 di Euro. Crediamo si debba ora lavorare nel contesto europeo perché quanto trattenuto ai lavoratori possa continuare ad essere utilizzato in loro favore.
 
Tassazione alla fonte delle rendite svizzere. Per iniziativa dell’Associazione Frontalieri ACLI, si arrivò alla promulgazione della Legge 413/91, art. 76 che stabilì l’imposta alla fonte del 5% praticata dal sostituto d’imposta in Italia su questi redditi, prima
quasi integralmente sottratti al fisco italiano. Il gettito per l’erario è pari, mediamente, a 80 milioni di
euro l’anno.
 
Imposta Previdenza del 2° Pilastro
Anche in questo caso le Acli, in collaborazione con il Caf Acli, hanno promosso ricorsi in ogni grado di
giudizio ed azioni di informazione ai lavoratori frontalieri affinché la riscossione in capitale delle rendite,
derivanti dal secondo pilastro, fosse correttamente assoggettata ad imposizione in Italia. Purtroppo, nel
frattempo, sia le Istituzioni fiscali italiane, sia alcune Associazioni di categoria italiane e svizzere hanno
fornito informazioni incomplete e talvolta distorte ai frontalieri, col risultato che solo il 10% degli
interessati scelsero la nostra proposta che ad oggi ha comunque portato alle casse dell’erario italiano
un vantaggio di almeno 5 milioni di Euro, oltre il non secondario aspetto della giustizia sociale e della
conformità alle norme.
Riteniamo nostro dovere farLe avere queste note e ci auguriamo possano tornare utili alla riflessione e
al confronto al quale ci rendiamo da subito disponibili. Continueremo nel nostro lavoro quotidiano,
stimolati dagli ideali che ci hanno sostenuto in questi anni. Il prossimo 12 dicembre a Como celebreremo il 50° del Coordinamento Frontalieri ACLI. e ci farebbe molto piacere poterLa avere con noi.
Con i migliori saluti.
Il Segretario del Coordinamento Frontalieri ACLI (Giancarlo Pedroncelli)
Il Presidente regionale ACLI (Giovanni Battista Armelloni)
La Presidente ACLI Bergamo
(Rosa Gelsomino)
Il Presidente ACLI Brescia
(Roberto Rossini)
La Presidente ACLI Como
(Maria Luisa Seveso)
Il Presidente ACLI Lecco
(Claudio Cereghini)
Il Presidente ACLI Milano
(Giovanni Bottalico)
Il Presidente ACLI Sondrio
(Danilo Ronconi)
Il Presidente ACLI Varese

(Sergio Moriggi) 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 10 novembre 2009
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