Le imprese che resistono sono ancora in “trincea”

La crisi che ha investito le piccole e medie imprese del Varesotto è ancora al centro del dibattito politico. A Besnate va in scena il confronto tra imprenditori, politici e istituzioni

Volete imprese che resistonosapere se gli imprenditori delle piccole imprese del Varesotto credono che questa crisi sia finita? Con una metafora che ne interpreta alla perfezione il pensiero, lo spiega un piccolo produttore di organi di trasmissione accorso alla serata organizzata dalle ormai famose “imprese che resistono” a Besnate: «Immaginate un subacqueo che fa un immersione con le bombole dell’ossigeno piene, come noi l’abbiamo fatta nella crisi con una buona situazione economica. Ora immaginate che questo sub arrivi sul fondo del mare, proprio come noi siamo arrivati al fondo della crisi, e si accorga di aver esaurito l’ossigeno. Posto che adesso può incominciare la risalita, secondo voi riuscirà a tornare a galla con le bombole vuote?».
Nulla meglio di questa immagine interpreta i sentimenti degli imprenditori in platea ieri sera a Besnate per la serata dal tema “Pmi e la crisi, come resistere?” organizzata da “Impresecheresistono” in collaborazione con l’amministrazione besnatese che ha ospitato l’evento.
Al tavolo di confronto tra imprenditori, politici e istituzioni hanno partecipato il senatore della Lega Nord Massimo Garavaglia, Vicepresidente V Commissione permanente Bilancio, l’onorevole Pd Daniele Marantelli, VIII Commissione Ambiente territorio e lavori pubblici, l’assessore regionale Pdl Raffaele Cattaneo, Bruno Bossina, direttore Regione Lombardia di Intesa Sanpaolo, Matelda Crispi, dell’INPS di Varese e Milano, Massimo Mazzucchelli, delegazione lombarda del Movimento Impresecheresistono e Giovanni Corbo, assessore ai Lavori pubblici del Comune di Besnate. A moderare c’era Dario Di Vico, giornalista del Corriere della Sera. Sotto al imprese che resistonopalco, ma sempre da protagonisti, i tanti imprenditori che ormai danno vita al movimento, tra cui Alberto Vanzini, l’imprenditore di Jerago che lo ha traghettato dal Piemonte alla Lombardia.
La serata besnatese è solo uno dei tanti capitoli che hanno caratterizzato l’attivismo del mondo imprenditoriale delle pmi della nostra Provincia, partiti da un embrionale esperimento di auto convocazione in Cna a Varese, per poi definirsi ed essere consegnati all’opinione pubblica come “gli imprenditori di Jerago”, dove si era svolto il primo vero incontro. Dopo è arrivata l’attenzione dei big e il pressing della politica, ed è seguito la serata a Vergiate con il ministro del Tesoro Giulio Tremonti. E infine ieri sera a Besnate, dove c’erano tutti quelli che ritengono di non aver ricevuto risposte adeguate dagli incontri precedenti, ed erano in tanti. Tantissimi.
L’intenzione, come era stato le volte precedenti, era chiara: dettare l’agenda della politica. E vogliono realizzarla facendo fronte comune, lo slogan marxista “proletari di tutto il mondo unitevi”, a Besnate come a Jerago, è diventato “piccoli imprenditori di tutto il mondo unitevi”. Lo ricorda proprio Dario Di Vico introducendo la serata, «le proposte avanzate all’inizio dal movimento sono entrate in agenda, oggi alcuni di quei punti sono stati imposti al dibattito nazionale» e questo è indubbiamente un risultato ma «io credo di aver capito che a questi imprenditori non basti che se ne parli, sono abituati alla realtà delle loro imprese, e vogliono quindi dei risultati tangibili, adesso si parla di fisco, di fondi per le imprese, l’ambizione però dovrebbe essere parlare di politiche industriali».
A presentare la drammatica realtà degli imprenditori che nelle loro “trincee” resistono a questa crisi economica, ci pensa uno dei loro portavoce, Massimo Mazzuchelli titolare di un’officina meccanica con 16 dipendenti: riducendo all’osso il suo intervento i problemi sono sempre gli stessi «una pesantissima burocrazia che ci lascia indifesi di fronte alla concorrenza, un’elevata tassazione a dispetto di un’inadeguata efficienza statale e, soprattutto, il credito». La bestia nera di questa crisi economica.
imprese che resistonoNon è un caso che il malumore della platea è stato indirizzato soprattutto nei confronti dell’unico esponente del mondo bancario presente alla serata, Bruno Bossina di Intesa Sanpaolo. Gli imprenditori hanno chiaro quello che sta succedendo, «l’economia riparte ma proprio adesso che ci serve il turbo per tornare a galla le banche ci chiudono i rubinetti». Bossina incassa le critiche ma allunga la mano, «sono qui per questo», precisa. «Non mi aspettavo niente di diverso da questa serata – spiega il responsabile lombardo di Intesa Sanpaolo – so bene i problemi che state affrontando, sono qui per spiegare cosa stiamo facendo, quali strumenti stiamo creando per venirvi incontro: per aprire un dialogo», e questo perché «non vi convinciate che la banca sia la controparte: se le aziende chiudono la banca ci rimette, non è credibile raccontare che abbiamo un interesse a mettervi in difficoltà».
La palla passa poi alla politica, che in fondo è quella che deve dare le risposte. Le parti si giocano naturalmente fra chi comanda e chi dall’opposizione ha il ruolo di controllore. I primi sono naturalmente Massimo Garavaglia, che rappresenta la maggioranza di centro-destra in Senato e Raffaele Cattaneo, forte del potere che il suo partito detiene in Regione Lombardia. Massimo Garavaglia individua il freno principale alla ripresa nella burocrazia, prima ancora che nel fisco. E snocciola i provvedimenti approvati e in via di discussione per affrontare la crisi, uno su tutti l’irap: «come sapete abbiamo portato il tema dell’abolizione dell’irap al vertice dei nostri impegni, non possiamo dire che dall’oggi al domani lo elimineremo, ma cominceremo dal tagliare la tassa quando le imprese sono in perdita, e porremo dei paletti perché i primi interventi di esenzione vadano in direzione dei piccoli imprenditori come voi».
Cattaneo dice la sua per quanto riguarda l’impegno della Regione, «Abbiamo dato ossigeno alle imprese attraverso i confidi, abbiamo avviato in questi giorni il fondo per gli investimenti in aiuto alle imprese, i cosiddetti Formigoni bond, abbiamo attuato forme alternative di accesso al credito come il progetto “Made in Lombardy” che mobilita 700 milioni di euro, abbiamo avviato politiche di sostegno ai lavoratori, come il progetto della dote formativa, e agli imprese che resistonoammortizzatori sociali e abbiamo avviato grandi progetti nel campo delle infrastrutture». Certo non è ancora sufficiente – Cattaneo lo sa bene, però offre una metafora su quella che secondo lui è la situazione della crisi: «È come se ci trovassimo su un treno dentro ad una galleria dove è esploso un incendio, il capotreno vede la luce dell’uscita che si avvicina, ma negli ultimi vagoni sono ancora immersi nel fumo. Il compito della politica in questo momento è rassicurarli e non lasciare nessuno da solo. Penso che, con molti limiti, lo stiamo facendo».
Chiude il giro il deputato Pd Daniele Marantelli, che riconosce agli imprenditori il merito di aver ribaltato le priorità dell’agenda politica «mentre tutto il paese si occupava di escort e transessuali, avete imposto il tema concreto dei vostri problemi». Cosa fare per dare una risposta immediata Marantelli lo dice chiaramente, «bisogna far girare i soldi, lo stato deve muovere i capitali». Il sostegno al credito deve essere la priorità, «ma non dimentichiamo gli investimenti nelle piccole opere – dice Marantelli – quelle opere che partono subito, che coinvolgono i comuni, i primi committenti delle piccole e medie aziende, e che ora si trovano inchiodati dal patto di stabilità che impedisce di fare investimenti». E infine l’ultima e più importante priorità, «innovazione e un piano di economia verde, il vero faro dell’economia del futuro».
A stretto giro intervengono poi direttamente gli imprenditori. Le risposte, appare chiaro, non hanno convinto tutti.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 10 novembre 2009
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