Lo Monaco porta il “Il Berretto a sonagli” all’Apollonio

Da lunedì 16 a mercoledì 18 novembre la stagione teatrale presenta lo spettacolo di Luigi Pirandello. Martedì 17 al Teatro Santuccio si terrà l'incontro con il protagonista

Sebastiano Lo Monaco presenta  "Il berretto a sonagli" al Teatro ApollonioIl Teatro di Varese di Piazza della Repubblica, lunedì 16, martedì 17 e mercoledì 18 novembre, alle ore 21, presenta lo spettacolo “Il berretto a sonagli” di Luigi Pirandello, con Sebastiano Lo Monaco, Maria Rosaria Carli, Clelia Piscitello, Rosario Petix, Franca Maresa, Benedetta Borciani
e con Claudio Mazzenga, con la partecipazione di Viviana Larice per la regia di Mauro Bolognini. Inoltre martedì 17 novembre, alle ore 17.30 al Teatrino di Via Sacco “Gianni Santuccio”
sarà possibile conoscere il protagonista, Sebastiano Lo Monaco, in un incontro condotto dal giornalista Andrea Giacometti, direttore di VareseReportit.

Lo spettacolo
“Il berretto a sonagli” è una commedia in due atti dello scrittore e autore teatrale italiano Luigi Pirandello. Il titolo si riferisce al berretto portato dal buffone, il copricapo della vergogna ostentato davanti a tutti. La storia si svolge in una cittadina siciliana dell’interno, nel tempo presente.
La commedia, che riprende le tematiche delle due novelle La verità (1912) e Certi obblighi (1912), venne scritta nell’agosto 1916 in lingua siciliana per l’attore Angelo Musco con il titolo ‘A birritta cu’ i cianciareddi. In questa versione fu messa in scena dalla compagnia di Musco a Roma, al Teatro Nazionale, il 27 giugno 1917.
I lavori per la rappresentazione della pièce furono caratterizzati dalle continue tensioni tra Musco ed il professore (come Musco chiamava Pirandello). I conflitti erano dovuti alle diverse aspettative: la commedia doveva, secondo Pirandello, concentrarsi sui paradossi del personaggio e dell’esistenza, mentre Musco voleva sottolinearne l’aspetto comico. La versione italiana, preparata alcuni anni più tardi da Pirandello, corrisponde all’incirca alla versione ridotta, messa in scena dalla compagnia di Musco e non s’incentra più su quello che è il personaggio principale della commedia in siciliano, cioè Beatrice, ma tende invece a mettere in risalto Ciampa, il suo antagonista.
Nell’estate del 1918 Pirandello terminò la versione in italiano che fu rappresentata il 15 dicembre 1923 al teatro Morgana di Roma dalla compagnia di Gastone Monaldi. Gli effetti comici della versione in siciliano, però, erano andati in buona parte perduti.

Trama
Tradita e vilipesa, Beatrice – convinta dalla Saracena – decide di convocare a sé il delegato Spanò per sporgere denuncia per adulterio nei confronti del marito. Nulla può la vecchia donna di servizio Fana, che con tutte le sue forze aveva cercato di convincere Beatrice a desistere.
Il delegato Spanò, chiamato a casa di Beatrice, cerca di sottrarsi dall’ingrato compito di accettare la denuncia per poi dover indagare il Cavaliere e coglierlo in flagrante. Messo alle strette, deve alla fine cedere alle insistenze di Beatrice. Il primo atto si chiude con una visita di Ciampa a casa di Beatrice. Cerca di convincerla a considerare i gravi problemi che comporterebbe una denuncia. Rimane implicito che in questo caso – per salvare il nome macchiato della famiglia Ciampa – egli sarebbe costretto a fare una pazzia e a uccidere la traditrice Nina.
Il secondo atto si apre in un contesto completamente diverso: la perquisizione nell’ufficio del Cavaliere ha portato all’arresto di quest’ultimo e di Nina. Ciò che Beatrice non sa è che il delegato Spanò, per non compromettersi con il Cavaliere, ha evitato di partecipare all’azione mandando invece sul posto un suo collega calabrese, il quale ha – con tutta probabilità – colto in flagrante la coppia adultera.
Per non mettersi contro il Cavaliere e per evitare che Ciampa uccida la moglie, il delegato Spanò cerca di imbrogliare le carte negando che l’arresto sia stato motivato dall’adulterio; lo spiega invece con un presunto attacco d’ira: provocato dalla perquisizione, il Cavaliere sarebbe montato su tutte le furie oltraggiando le forze dell’ordine. Però lo scandalo è ormai nato ed è assai difficile che la gente del posto, ormai al corrente dell’arresto, possa credere veramente alla versione di Spanò.
Ciampa riesce a capovolgere la situazione in suo favore proponendo di avvalorare la tesi del delegato con uno stratagemma: bisognerà far credere a tutti che Beatrice sia pazza e che il tradimento del Cavaliere sia stato una sua montatura.
L’idea di Ciampa piace a tutti tranne naturalmente a Beatrice. Messa sotto pressione da sua madre e dal fratello Fifì, Beatrice viene però indotta a convincersi che sia meglio – per il bene di tutti – recitare il ruolo della pazza e farsi quindi ricoverare per qualche tempo in una casa di cura. Come Beatrice impara a sue spese, mostrare in faccia a tutti la nuda verità si rivela assai problematico.
Diversi personaggi di questa commedia si trovano in una situazione di dilemma, di tipiche situazioni paradossali in cui l’individuo resta quasi senza via di uscita. Fana, la vecchia balia, è al corrente del fatto che Beatrice voglia denunciare l’adulterio del marito e quindi sarebbe suo dovere, come fedele domestica della famiglia, quello di evitare che accadano disastri riferendo tutto al fratello di Beatrice, Fifì, perché la convinca a non fare pazzie; ma non può farlo proprio perché serva obbediente non può opporsi a Beatrice che glielo ha proibito.
Il delegato Spanò dovrebbe accettare la denuncia, ma sa che, se adempie al suo dovere di funzionario, si metterà contro il cavaliere, che è in pratica il suo padrone.
Ciampa ama la moglie, ma deve tollerare l’adulterio da parte del cavaliere, cui egli è asservito: egli ama profondamente la sua donna ma, nello stesso tempo, pensa di ucciderla.
Meno ricco di conflitti è il caso di Beatrice: comunque, il suo atteggiamento privo di dubbi o ripensamenti viene presto punito.
Un tema sicuramente di primo piano è quello che emerge dalla novella Certi obblighi ripresa dalla commedia: l’individuo è costretto a difendere il suo prestigio sociale, il pupo, quel pupazzo con cui nascondiamo la meschina realtà di ognuno di noi, anche a costo di pagare un prezzo altissimo sino al punto che Ciampa, per mantenere integro il suo onore, potrebbe essere costretto ad uccidere la moglie (fatto che accade effettivamente nella principale novella ispiratrice della commedia, La verità).

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 13 novembre 2009
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