“Mi chiamo Alberto, sono down e farò il giornalista in tv”

Ha 21 anni, frequenta scienze della comunicazione e vuole diventare un giornalista televisivo. La storia di un ragazzo diverso, ma forse non più degli altri

alberto sanna «L’arte fa vivere tutti, io adoro Raffaello, lo sto studiando». Alberto Sanna ha 21 anni, ha la sindrome di down, la passione per l’arte e per la montagna. Suona il pianoforte con uno spartito che al posto delle note ha dei colori ma il risultato non cambia. Le sfide non gli fanno più paura: nonostante la patologia e grazie all’aiuto e allo stimolo dei suoi genitori Loredana e Antonio ha superato l’esame di maturità e si è iscritto alla facoltà di scienze della comunicazione dell’università dell’Insubria di Varese. «Ieri – racconta – ho dato la prima parte dell’esame di linguistica e ho preso 27, da oggi inizio a studiare artistica. Un nuovo corso che frequentiamo in pochi, ma con i miei compagni mi trovo bene». Il suo sogno è quello di diventare un giornalista televisivo. E nei sogni bisogna credere. Come hanno fatto i suoi genitori che dalla sua nascita ad oggi gli sono sempre stati vicini cercando di trasmettere passione e curiosità. «Nel tempo libero – continua Alberto – frequento gli scout di Varese, voglio parlare di loro perché mi hanno aiutato molto». E gli esami? «Li faccio, mi piace studiare, ne ho già fatti sedici. Me ne mancano ancora molto ma io proseguo perché sono costante». Studia da solo, con gli amici e con i genitori.  
«All’università ho trovato un aiuto importante da parte dell’ufficio disabili – racconta la madre di Alberto -. Negli studi è stato affiancato da un tutor che gradualmente lo aiuta ad essere autonomo e ad imparare ad affrontare i problemi». In università, da Cavaria a Bizzozero, va da solo: alla stazione lo accompagna il nonno, lui prende il treno e poi l’autobus. «L’autonomia – racconta Loredana – è una qualità molto importante che gli è stata insegnata alle scuole superiori, grazie a docenti competenti che hanno organizzato un importante percorso di crescita». Nella voce di questa mamma traspare la gioia e la soddisfazione, ma anche voglia di condividere con altri genitori l’esperienza che l’ha resa diversa, “che l’ha fatta diventare adulta” come lei stessa dice. «Abbiamo lottato contro il pregiudizio fin dall’inizio – spiega -. Non abbiamo creduto a chi ci diceva che alcuni concetti non le avrebbe potuti capire. Ci sono difficoltà è vero ma è anche una questione di metodo. Se qualcosa non gli chiaro si cerca di spiegarla in un altro modo, con calma e parole diverse. Abbiamo puntato tutto sulle potenzialità di nostro figlio cercando di stimolarlo e di incoraggiarlo e lui non ci ha deluso. Avevamo dei timori quando ha affrontato l’esame di maturità, ma lui con coraggio l’ha superato e i professori lo hanno invitato a continuare a studiare. Ci meraviglia oggi, quando deve superare un esame, la sua tranquillità. Quasi siamo più agitati noi. Devo dire che in questo è stato aiutato dagli psicologi che lo hanno seguito da piccolo e lo hanno aiutato a rafforzare la sua autostima. Oggi si sente sicuro». Arrivare fino a questo punto però non è semplice, non è tutto naturale, occorre impegno giorno per giorno. «Ma la soddisfazione che questo ragazzo ci dà è enorme. Per questo mi sento di dire ai genitori che stanno per affrontare un’esperienza come la nostra di non scoraggiarsi. Non delegare agli altri, come alla scuola, l’impegno di crescere il proprio figlio, i protagonisti siamo noi genitori. Importante inoltre è l’aiuto degli specialisti, da soli non si può compiere un percorso di crescita e infine dobbiamo essere sempre presenti e soprattutto credere nelle capacità dei nostri figli. Ho cancellato la frase "questo non lo può fare"». 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 18 novembre 2009
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