Moderni, ma non troppo: collezioni artistiche anni Trenta in mostra

A Palazzo Cicogna fino al 31 gennaio l'arte raccolta dagli industriali bustesi neiu decenni della grande crescita della città

Le sale di Palazzo Marliani Cicogna ospitano sino al 31 gennaio prossimo la mostra “Moderni ma non troppo. Tradizione e innovazione nelle opere in collezioni bustesi anni Trenta”.
Con l’esposizione di più di 90 opere, la rassegna (l’inaugurazione è in programma sabato 28 alle 17) si sofferma su un particolare aspetto della vita dei capitani d’industria e dei personaggi che in quegli anni guidavano lo sviluppo della città: la passione per l’arte e la cultura. Mentre nei primi decenni del 1900 gli industriali bustesi raccoglievano opere di gusti e di epoche diverse soprattutto per abbellire le loro dimore, rendendole simbolo della ricchezza finalmente acquisita, negli anni Trenta gli orientamenti artistici dei bustocchi facoltosi erano già più consapevoli rispetto ai decenni precedenti incominciano a visitare le mostre, milanesi e non, e si fanno consigliare per le acquisizioni da mercanti e critici di scelte aggiornate e precise.

La mostra “Moderni ma non troppo – Tradizione e innovazione nelle opere in collezioni bustesi degli anni Trenta” intende recuperare questo particolare momento della storia del collezionismo in città, peraltro ricco ed intenso, prendendo avvio da un “focus” sulla raccolta di Giuseppe Noferini, dispersa nel 1934 presso la Galleria Pesaro di Milano.
Fino ad allora custodita gelosamente e sconosciuta ai più, essa rivelò, non solo ai bustesi, le scelte competenti e appassionate di Noferini che in un breve volgere di anni seppe riunire, acquistando alla vendita di prestigiose raccolte, opere del secondo Ottocento e del primo Novecento di tutte le Scuole italiane, in particolare dei macchiaioli. Ben undici erano i Fattori da lui posseduti, sei i Signorini, tre i Borrani, tre i Patini, due i Lega, due De Nittis, due L. Gioli, due G. Palizzi, un Boldini, un Induno, uno Zandomeneghi, un Mancini e poi ancora opere di Agazzi, D’Ancona, Fragiacomo, Gola, Induno, Liegi, Michetti, Nomellini, Nono.
Si rivolse pure ad artisti contemporanei, e la sua casa divenne un vivace circolo culturale ove altri bustesi appassionati d’arte amavano ritrovarsi a discutere di pittura e di musica.
Per una collezione che, sia pure parzialmente, lasciò Busto Arsizio, altre nello stesso giro di anni si avviarono o si arricchirono in modo coerente e rigoroso. A due in particolare la rassegna fa riferimento. Una è quella dell’architetto Paolo Candiani, la cui famiglia era proprietaria di un importante cotonificio; egli, oltre ad acquistare opere di antichi maestri (Bergognone, Garofalo, Tanzio da Varallo, Tiziano e altri) guardò con interesse, da artista di gusto tradizionale qual era, a pittori nella linea della continuità tardo ottocentesca, tuttavia rivisitata con una attenta sensibilità al tempo nuovo, quali Domenico De Bernardi, Giuseppe Montanari, Guido Tallone e Luigi Zago.

L’altra raccolta che andò formandosi negli anni Trenta fu quella di Giovanni Uberti Bona: egli, non possedendo rilevanti mezzi, seppe scegliere con acutezza pittori che si presentavano allora come promesse; così predilesse i chiaristi (De Rocchi, Lilloni e Vernizzi), De Amicis, i pittori di Bagutta (Semeghini, Vellani Marchi e Morelli) che affiancò a Raffaele De Grada e a due artisti toscani – Umberto Vittorini e Moses Levy – con cui instaurò un forte legame di amicizia. Alcuni di questi artisti ed altri ancora si ritrovano pure in collezioni bustesi di più contenuta entità, sempre costituitesi negli anni Trenta, ma in seguito, per varie vicende, disperse.
Ultimo aspetto che la mostra affronta è quello delle presenze femminili in alcune di queste raccolte, come Ada Van der Shalk, un’artista presente anche ad alcune mostre del “Novecento Italiano” e alla Biennale di Venezia del 1936, di Nina Bassani Antivari e di Gian Paola Litta Modignani, tutte assidue negli anni Trenta, alle esposizioni Sindacali e della Permanente di Milano.

Promossa e organizzata dalla città di Busto Arsizio, Assessorato alla Cultura ed Educazione, la rassegna si avvale di un comitato scientifico composto da Silvana Aldeni, già autrice di studi e ricerche sugli artisti “foresti” presso i collezionisti bustesi, di Daniele Cassinelli, conservatore del Civico Museo di Arte Moderna “Castello di Masnago” di Varese, di Giulia Gambassi Pensa, curatrice della rassegna “Spazi per l’abitare. Busto Arsizio fra le due guerre: idee, architetture, interni”, tenutasi lo scorso inverno a palazzo Marliani-Cicogna, di Giuseppe Pacciarotti, curatore della mostra antologica ”Umori di buona terra. I luoghi della Pittura di Arturo Tosi” (Rovetta-Busto Arsizio, 2006) e di Paolo Rusconi, dell’Università di Milano, studioso dell’attività delle gallerie milanesi negli anni Venti e Trenta, su cui ha pubblicato numerosi saggi.

La rassegna sarà aperta nei seguenti orari: martedì- sabato: 15-19, domenica 10-12/16-19. Chiuso lunedì.
Per info e prenotazioni visite guidate per gruppi e scolaresche, tel 0331/390243 (9-13).

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 27 novembre 2009
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