Nella casa di Carla Molinari, “quando mi raccontò di lei e della sua infanzia”

Tra le pagine di un periodico locale, l’intervista alla vittima del terribile omicidio consumatosi nella sera di giovedì. “E’ ancora legata da affetto con molte sue amiche di infanzia”

La conferma del carattere affabile e tranquillo di Carla Molinari, la donna orribilmente uccisa e mutilata delle mani la sera di giovedì, viene da un documento che varesenews ha trovato e raccolto per i suoi lettori. Si tratta di un’intervista risalente al numero 16 dell’aprile 2007 di Menta e Rosmarino, una pubblicazione di costume, cultura e società che viene realizzata a Cocquio Trevisago. Pubblichiamo integralmente la storia di Carla, come la chiama l’autrice dell’articolo Nuccia Cassarà.
(ac.)
 
carla molinari casa cocquio trevisagoLa signora Carla Molinari mi accoglie con grande affabilità nella sua casa, a Cocquio Sant’Andrea, e mi invita ad accomodarmi in cucina. Ne sono felice. L’ambiente familiare della cucina cancella quel residuo di imbarazzo rimasto dopo aver conosciuto l’amabilità della mia ospite. Dalla finestra aperta un insolito sole di fine febbraio illumina e scalda l’ambiente come se fosse giugno. Mentre prepara il tè, la signora Carla mi racconta di sè, di quella parte della sua vita trascorsa in Francia di cui rimane traccia nel suo parlare con le vocali nasali e la erre uvulare. Aveva un anno quando con i suoi genitori va a vivere a Saint Cyr sur Mer, una cittadina della Costa Azzurra (nella foto, in una cartolina risalente agli anni ’30 ndr). Suo padre Angelo era partito per la Francia alla fine della prima guerra mondiale. Aveva una piccola impresa edile che gli consentiva di vivere agiatamente. Con un sentimento misto di orgoglio e di nostalgia, mi mostra alcune cartoline ricevute di recente da sue amiche d’infanzia, compagne di scuola, alle quali è ancora legata da affetto. Parla in particolare di Ivette con cui si sente qualche volta per telefono. Nella prima cartolina al centro del paese, all’ombra dei platani, c’è la Statua della Libertà, opera dello scultore Bartholdi; è una copia esatta, ma in dimensioni ridotte di quella che c’è a New York; nella seconda la bella spiaggia di Lecques che si affaccia su le Golfe d’Amour. La Signora Carla ricorda che era una spiaggia splendida quando lei era bambina, c’erano tutte le dune con gli arbusti. Adesso è piatta. All’inizio della seconda guerra mondiale, i tedeschi, che avevano occupato la Francia, avevano fortificato la spiaggia, cancellando irrimediabilmente questo aspetto caratteristico del paesaggio. “Era molto più bella prima” – ripete con rammarico. La sua è stata un’infanzia felice: la scuola, le amiche, le passeggiate in bicicletta e, anche se ha vissuto a Saint Cyr sur mer solo una piccola parte della sua vita, nel suo cuore quello è ancora il suo paese. I Francesi erano ospitali e i rapporti con gli italiani erano buoni. Poi è arrivata la guerra. Quando il 21 Giugno 1940, confidando nella sconfitta ormai totale della Francia, Mussolini ordina alle divisioni presenti in Piemonte e Liguria di attaccare la Costa Azzurra con l’obiettivo di occupare il territorio francese sino a Nizza, si crea una situazione imbarazzante per i tanti italiani che lì lavorano da anni e sono ben inseriti nel contesto sociale. La signora Carla racconta: ”Bussano alla porta di casa: – Aprite! Polizia! Aprite! I miei genitori hanno aperto ed hanno portato via il mio papà. Papà è stato fatto prigioniero dai francesi. Mio padre è stato prigioniero per un mese o un mese e mezzo, poi l’hanno lasciato andare. E’ stato davvero un momento molto difficile. Quell’esperienza ha turbato molto i miei genitori che hanno cominciato a valutare carla molinari omicidio cocquio trevisago l’opportunità di tornare in Italia. E’ stata una decisione sofferta. Non sapevano come affrontarla. Mio padre è andato da un prete per consigliarsi, è andato al consolato, ma nessuno sapeva dirgli se per lui fosse meglio rimanere o rientrare in Italia. Tanti italiani che conoscevamo sono rimasti, hanno firmato chiedendo di restare. Mio padre infine ha deciso di tornare in Italia. Il motivo del suo arresto non è mai stato chiarito. Sa….. lavorava per conto suo …. magari per gelosia … un concorrente ….. ce l’avevano un po’ su con gli italiani, loro sono molto patrioti. Si diceva che l’Italia aveva pugnalato alle spalle la Francia. Il clima non era certo sereno.” E’ quasi diciottenne la signora Carla quando, dopo la guerra, i suoi genitori ritornano in Francia. Essi scelgono di trasferirsi nel nord-est a Saint Dié des Vosges fra Nancy e Strasburgo dove il padre riprende la sua attività di muratore, ma non più in proprio. L’adolescente Carla rimpiange però il bel clima della Costa Azzurra specialmente quando il freddo vento del nord soffia impetuoso e lo rimpiange anche adesso che vive nella sua bella casa di Cocquio dove abita da quando il padre sessantenne, ormai in pensione, volle tornare a vivere.
Nuccia Cassarà

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 07 novembre 2009
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