“Noi apicoltori, facciamo un lavoro da pionieri”

A Ville Ponti i protagonisti raccontano la loro esperienza nella cura delle api

Da Como a Varese, in mezzo al verde e alle Prealpi. Ma anche nell’inconsueta Milano, dove le laboriose amiche dell’uomo si vedono di meno. Stiamo parlando di api e di miele. E i protagonisti, gli apicoltori, hanno partecipato stamattina, venerdì 6 novembre, al convegno organizzato a Ville Ponti. Un incontro che ha riunito i rappresentanti del settore da tutta la Regione, e che ha messo a confronto idee diverse.
Ad esempio, il lariano Gino Belli pensa che «occorre puntare tutto sulla ricerca: non sulla parte tecnologia, ma proprio sulle api, per evitare il ripresentarsi di gravi situazioni come quelle degli anni scorsi». Belli è un agricoltore professionista, apicoltore e, dal 1972, gestore di un negozio di attrezzature apistiche a Como. «La nostra è una cooperativa – spiega –, nata dalla necessità di commerciare il miele, che poi si è ampliata alla distribuzione di attrezzature. È una realtà unica nella nostra zona». Da apicoltore, la sua idea è molto chiara: «L’annata 2009 ci ha decisamente sollevato l’umore, soprattutto dopo i pessimi risultati del 2007, quando abbiamo perso il cinquanta per cento dei nostri alveari, e del 2008, dove è morto un altro quaranta per cento. Ora produciamo miele con poche api, e la nostra preoccupazione più grande è vedere come gli alveari supereranno l’inverno». Un lavoro non facile, quello dell’apicoltore: «Vedo molti giovani iniziare con entusiasmo – spiega ancora Belli – poi, alle prime difficoltà, si scoraggiano e abbandonano. Oggi possiamo definire l’apicoltore come un pioniere, che ha davanti a sé molto lavoro manuale e tanta fatica per la cura delle api. Con i problemi che il settore sta affrontando, come le morie e i cambiamenti climatici, i tempi di cura delle api sono praticamente raddoppiati, e questo comporta una perdita in termini di guadagno, perché la produzione rimane costante, o diminuisce».
C’è anche chi, come il signor Antimo Antuono, alleva api per passione. «Possiedo circa venti alveari – spiega – quindi posso definirmi un appassionato, non un professionista. Anche nel mio piccolo, però, ho visto che la produzione negli ultimi anni è decisamente calata, a causa di morie e pesticidi inquinanti». Per quanto riguarda l’avvicinarsi dei giovani al mestiere, è ottimista: «Come membro dell’Apa di Milano (associazione provinciale allevatori), insegno a corsi di pratica di apicoltura. Su circa quindici o venti giovani iscritti all’anno, almeno uno prosegue la sua strada come apicoltore. Negli ultimi quattro anni, per due ragazzi la cura delle api è diventata addirittura la loro prima attività».
Guido Brianza, presidente dell’Associazione prodotti apistici della provincia di Varese, focalizza invece l’attenzione sul territorio varesino: «Abbiamo avuto un’ottima produzione di miele di Acacia, e una discreta di Millefiori. Un po’ meno abbondante è stata la produzione di Castagno e quasi minima quella di Tiglio, che rappresenta una nicchia non molto rilevante per il miele varesino». Una prodotto sicuramente in crescita, ma che «vede un ricambio generazionale quasi nullo tra gli operatori del settore, almeno per quanto riguarda gli iscritti all’associazione – spiega ancora Brianza -. Negli ultimi anni si sono però sviluppate grandi realtà professionali: quelle che oggi sono grandi aziende di produzione di miele, fino a qualche anno fa svolgevano attività di apicoltura come secondo lavoro».
Infine, l’ultimo commento di Brianza è per la nascita del Dop Miele Varesino: «Un riconoscimento che qualificherà meglio il nostro prodotto, e darà maggior margine di guadagno agli agricoltori. È auspicabile, infatti, che con il Dop i prezzi al consumatore del nostro miele si alzeranno».

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di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 06 novembre 2009
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