Non abbandoniamo le persone che soffrono “inutilmente”

L'appello del signor Ezio che, in occasione della Giornata della sofferenza inutile del malato inguaribile, chiede più attenzione per coloro che perdono la battaglia contro il cancro

Il signor Ezio, assistente volontario dei malati terminali«Il messaggio che continua a passare è che di cancro si guarisce. Con l’attenzione, la volontà, l’ottimismo, la speranza. E chi muore ancora? È forse un po’ più cretino?». Sono le parole di Liliana, distrutta da un tumore al seno nel 2003, in una lettera inviata all’associazione AIRC negli ultimi giorni del suo straziante calvario, fatto di sofferenza e di dolore "inutile", perchè senza speranza.

Dal 2000, la giornata di San Martino è stata dedicata alla sofferenza inutile della persona inguaribile.
Una ricorrenza diventata una missione per il signor Ezio, marito di Liliana, che ha vissuto attimo per attimo il calvario disperato della moglie: «Liliana, ormai malata terminale, soffriva dolori indicibili. A casa. Da sola. Come si fa ad abbandonare una persona nel momento più difficile della vita?».
Da quell’esperienza lacerante, Ezio ha deciso di dedicarsi al volontariato, di mettersi a disposizione di chi soffre per alleviarne la solitudine e quella battaglia inutile contro un dolore, che solo la morte interromperà: « Non è giusto parlare solo della ricerca, di chi ce la fa. Di chi guarisce. Lo scorso anno il cancro ha fatto 170.000 vittime. Voltar la faccia dall’altra parte davanti a questi "perdenti" è inaccettabile. Anche il Cristianesimo predica amore e conforto. Mia moglie si sentiva trattata come "una malattia". Lei, come persona, era invisibile: ai medici, agli operatori, alle persone in genere. Perchè è così fastidioso parlare dei malati inguaribili?».

Gli ultimi devastanti giorni della signora Liliana furono vissuti nella solitudine delle mura domestiche, con un medico che al telefono indicava la quantità di farmaci da somministrare: « Solo io e lei. Per otto giorni. Al nono giorno, la morte pose fine a quello strazio. Proprio in quel momento, l’associazione che assiste i malati inguaribili mi disse che si era liberato "un posto" per la loro presa in carico. Ormai era tardi: per i suoi ultimi giorni non ci sono sttai hospice o assistenza domiciliare a darle sollievo. La morte è un momento importante della vita: perchè lo ignoriamo?».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 11 novembre 2009
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