“Oggi la Bosnia guarda al futuro, venite a conoscerla”

L'invito del console Brdar Jugoslav ospite della "settimana bosniaca" delle Acli. Un Paese che vuole guardare avanti e sanare le ferite della guerra e di far scoprire la sua bellezza e la sua storia

Settimana della Bosnia a Varese

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«Venite a scoprire la Bosnia!». L’invito del console Brdar Jugoslav (nella foto) ha un significato diverso da una qualunque pubblicità da ufficio del turismo. Perchè per la Bosnia il turismo non è solo una importante occasione economica, ma anche un modo per andare avanti, per pensare ad un futuro e liberarsi dell’eredità importante della guerra degli anni Novanta. L’appello è stato fatto durante il primo evento della "Settimana bosniaca" promossa dalle Acli di Varese e che si concluderà domenica 29.
«La maggiore ricchezza di questo Paese sono le bellezze naturali, ma soprattutto l’ospitalità straordinaria dei suoi abitanti» spiega Silvio Ziliotto di Ipsia, la ong delle Acli impegnata da quattordici anni nel paese balcanico, che sta vivendo una faticosa ricostruzione, non solo delle strutture materiali, ma soprattutto della società divisa. «Abbiamo bisogno di momenti di incontro, non vogliamo che i nostri figli, che sono nati qui, perdano del tutto le loro radici» spiega un giovane di Sarajevo che lavora in Italia come camionista. Hanno voglia di incontrarsi, i bosniaci, di sentirsi un popolo unito, e non più divisi a forza tra serbi, "bosgnacchi" musulmani e croati.

Il console Jugoslav alla Settimana bosniaca delle AcliUn senso di appartenenza ad un popolo comune che con grandissima fatica si sta ricostruendo nelle zone di campagna, ma che a Sarajevo, vera capitale europea, aperta e ricca di decine di occasioni culturali, è sopravvissuto anche durante la guerra. Del resto durante l’assedio non furono pochi i bosniaci di origine serba che decisero di rimanere a difendere la città dagli attacchi dei nazionalisti serbi. Uno per tutti, il generale Jovan Divjak, che fu per due anni anche comandante in capo dell’esercito della Bosnia: un personaggio straordinario, che ha raccontato la sua esperienza in un libro e che dopo la guerra ha promosso una associazione per l’educazione alla convivenza dei più piccoli.
Oggi Sarajevo è tornata ad essere la città acculturata e aperta al futuro che era prima delle guerre degli anni Novanta, quando ospitò persino le olimpiadi invernali del 1984. Nelle strade si respira la vitalità di un ambiente che ha visto crescere poeti come Abdullah Sidran, registi come Emir Kusturica, Denis Tanovic e Jasmila Žbanić e una schiera di musicisti di ogni genere, da quelli tradizionali ai rocker, agli idoli del turbofolk, mix di disco e folk balcanico. Se fino a qualche anno fa i turisti erano pochi e interessati forse più al "turismo di guerra", oggi la città è stata riscoperta da molti e pochi anni fa è uscita anche una nuovissima guida in italiano.

La settimana bosniaca delle Acli di Varese prosegue giovedì 26 con l’appuntamento dedicato ai bambini, con giochi e laboratori per la creazione di piccolo artigianato tipico. E le tradizioni culturali saranno protagoniste anche al grande pranzo di domenica 29, con piatti tipici, musica e balli e lo spettacolo teatrale "Quando il bianco è nero" di Salih Selimovic. Il ricavato delle attività sarà destinato ai progetti di Ipsia in Bosnia (nella foto il referente a Varese Roberto Andervill).

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 26 novembre 2009
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