Per opporsi alla mafia basta essere “bravi cittadini”

Le riflessioni di uno studente del Keynes dopo aver ascoltato il racconto dello scrittore Raffaele Sardo, autore di "La bestia"





Gazzada, Istituto John Maynard Keynes. 13/11/2009. ore 9.00

L'aula magna del Keynes con lo scrittore Raffaele SardoAula magna del Keynes piena di studenti e professori: un gruppo di persone comuni, di bravi cittadini, che al mattino escono di casa e vanno a lavorare o a scuola, quotidianamente afflitti dai problemi che la vita comune ci pone di fronte. Un gruppo di persone accomunate dalla curiosità di vedere come si sarebbe presentato uno scrittore, non uno qualunque,Raffaele Sardo; uno scrittore, un giornalista, ma soprattutto una persona che porta avanti da anni una guerra contro le associazioni di criminalità organizzata, attraverso incontri di approfondimento e dialogo nelle scuole, pubblicazione di libri e organizzazione di attività per la rivalutazione di tutte quelle aree che storicamente, ma purtroppo ancora oggi, sono state territorio di dominio delle attività mafiose in Italia.

Stupito nel vedere entrare nell’aula una persona comune, non un extraterrestre, bensì un uomo dallo sguardo sicuro e determinato, ma dai modi estremamente miti e pacati, fermamente convinto delle parole e delle esperienze che di lì a poco ci avrebbe trasmesso. Insomma un bravo cittadino.

Proprio così si è definito e proprio così ha rivolto a tutti noi lì presenti l’invito ad esserlo nella vita quotidiana.

Essere bravi cittadini, cittadini onesti vuol dire rispettare il territorio in cui viviamo, sempre e comunque; rispettare nelle opere e nelle infrastrutture ma soprattutto nei comportamenti quotidiani. Bisogna avere una memoria storica del territorio in cui viviamo, un senso di appartenenza alle nostre tradizioni locali e agli ambienti che frequentiamo tutti i giorni. Sono questi i presupposti per andare oltre il problema “mafia”, per non generalizzare e allontanare da noi quei problemi legati alla criminalità organizzata, che in realtà hanno radici molto profonde anche nella zona del paese che abitiamo. Criminalità intesa non solo come omicidi, assassini ed esecuzioni killer, ma anche e soprattutto tutte quelle dinamiche che la mafia compie per influenzare l’economia e, a volte, anche la politica del nostro paese, attraverso la violenza e una scorretta concorrenza. Basti pensare allo sfruttamento degli aiuti finanziari forniti dal governo per le emergenze ambientali in Campania, che sono diventati una grande fonte di approvvigionamento per la maggior parte delle aziende di natura mafiosa.

Sono tanti gli esempi che ha fatto Raffaele Sardo e sono tanti gli esempi significativi che si trovano oggi, mediante i libri, internet e la televisione.

Ma la cosa che forse ci ha colpito di più, nelle due ore di dialogo, è stata la sicurezza e l’umiltà di uno scrittore di guardare al futuro, in maniera alquanto razionale, ma al tempo stesso realista e consapevole di quali siano i giusti accorgimenti per non dimenticare ciò che è successo e ciò che sta ancora succedendo.

La dimostrazione ci è arrivata dal libro da lui scritto,“La Bestia”, il racconto di delitti, vittime e complici; il racconto dal punto di vista dei familiari di quelle vittime che sono state uccise solo perché facevano il proprio dovere o perché lottavano per ciò in cui credevano;il racconto di quelle persone che hanno perso un figlio, il papà o semplicemente un amico, il racconto di coloro che soffrono per la perdita di un pezzo di se stessi, il racconto di coloro che si vendicherebbero subito, il racconto del dolore umano, che nasce però, nostro malgrado, dalla debolezza umana.

A noi giovani, che abbiamo possibilità di scelta, è stato rivolto l’invito a non dimenticare, perché la memoria è la base del futuro, e di essere sensibili a ciò che succede nel nostro territorio, pensando che forse altri giovani come noi, in altre parti d’Italia, non hanno possibilità di scelta

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 23 novembre 2009
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