“Salvato da due netturbini, ora vorrei ritrovarli”

L'appello di un lettore di Arcisate: "Nel '59 un amico marinaio si trovava a Taranto. Scivolò sulla banchina e stava per finire nel mare in tempesta. Fu raccolto in extremis da due persone di passaggio. Ora vorrebbe incontrarli e ringraziarli". Si mobilita anche il quotidiano on line Taranto Oggi

Egregio Direttore,
qualche giorno fa ho inviato la seguente lettera al Quotidiano d’informazione “Taranto Oggi”, raccontando la storia in essa descritta e per essere aiutato a rintracciare i “due angeli salvatori”.
Detto giornale ha prontamente accolto il mio appello, dando grande risalto alla storia e pubblicandola nella edizione del 22/11/2009, in prima e sesta pagina.
Le invio copia dell’articolo perché, se lo ritiene opportuno, lo possa pubblicare su questo giornale e far sì che i lettori della provincia di Varese possano leggere non soltanto notizie di cronaca nera, ma anche di altro colore. Cordiali saluti.
Martino Pirone Arcisate
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“”””   Abbiamo ricevuto dal signor Martino Pirone di Varese, tramite il nostro sito internet, il racconto di una storia singolare accaduta fra il 1959 e il 1960 a Taranto. Protagonisti della vicenda un amico del signor Pirone e due ignoti tarantini. Quell’episodio, come vedremo avrebbe potuto avere un epilogo diverso se non fosse stato per l’umanità e il coraggio dimostrato da quei nostri concittadini che salvarono quel marinaio e che oggi dopo 50 anni vorrebbe ringraziare e magari conoscere. Il racconto comincia su una banchina del Porto: “Il mio amico, allora ventenne, nell’anno 1959 o 1960 era imbarcato sulla nave militare “Pietro Cavezzale”, la quale nel mese di gennaio o febbraio si trovava nel porto di Taranto. Una mattina, di quelle che si ricordano perché particolarmente fredde e ventose, il mio amico venne incaricato di portare dei documenti al comando militare del porto. Percorreva a piedi la banchina del molo imbacuccato nei pesanti panni della divisa
della Marina Militare, cercando di avanzare e di non cadere per il forte e gelido vento che lo aggrediva e a causa della strada costituita da pietre lisce e scivolose. Ad un certo punto un colpo di vento gli fece volare via il cappello che, essendo rotondo, cominciò a rotolare, finché dopo vari tentativi riuscì a bloccare il cappello lanciandovi sopra la cartella dei documenti che portava sotto ad un braccio. Senza accorgersene il mio amico si trovò al margine della banchina e così, scivolando, cadde nel vuoto, nella paura di essere inghiottito dalle onde spumose e da dove non sarebbe potuto riemergere a causa dei pesanti panni che indossava e per il forte freddo. Invece per fortuna o per miracolo, riuscì ad aggrapparsi al bordo della banchina restando penzoloni nel vuoto, con le mani sempre più stanche e ghiacciate. Le forze stavano per cedergli quando sentì delle voci e vide i visi di due angeli che lo presero per le mani e lo tirarono in salvo. Quei due angeli erano due netturbini che, trovandosi a passare su quella banchina per vuotare i cassoni della nettezza urbana, videro per terra un cappello con sopra una cartella e avvicinatisi per raccoglierli, videro due mani aggrappate sul bordo del muro”.
Il racconto finisce qui, sappiamo soltanto che i due “salvatori”, si accertarono che il malcapitato non si fosse fatto male, accettarono i ringraziamenti del giovane marinaio e dopo una stretta di mano si allontanarono per continuare il loro lavoro. Il signore Pirone, amico del marinaio e la moglie ci hanno scritto per comunicarci il desiderio di questo signore che dopo 50 anni ha voglia, o forse bisogno, di rincontrare quelle due persone per abbracciarle e salutarle. Noi di TarantOggi accogliamo l’invito di pubblicare questa storia, pertanto se qualche lettore è a conoscenza dei fatti che abbiamo raccontato, magari evocati da un parente, o se qualcuno si riconosce in uno dei due “angeli”, può contattarci e faremo in modo che questo incontro avvenga.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 26 novembre 2009
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