Segreto bancario e scudo fiscale, Varese e Svizzera a confronto

Al convegno “Riservatezza e segreto bancario: vediamoci chiaro" interverranno Antonio Bulgheroni e Agostino Abate. Intervista all'organizzatore, Tommaso Cherubino

Tommaso CherubinoNon poteva essere più a proposito il convegno “Riservatezza e segreto bancario: vediamoci chiaro”, in programma venerdì 13 novembre alle 14.30 presso la sala conferenze dell’Atahotel di Varese. L’argomento infatti è uno di quelli più spinosi e d’attualità: il rapporto tra banche svizzere e utenti italiani, ora nell’occhio del ciclone a causa dello scudo fiscale.

Il convegno,  moderato dal giornalista Gianni Spartà e cui parteciperanno la Guardia di finanza di Varese con l’avvocato Tamara Erez, vicepresidente del Centro studi bancari della Svizzera Italiana, Agostino Abate, pubblico ministero presso la Procura di Varese ed esperto di rogatorie con la Svizzera, Antonio Bulgheroni, console onorario della Svizzera, il vice presidente del Credito Cooperativo di Busto Garolfo e Buguggiate Ignazio Parrinello e il collaboratore della diocesi di Milano Don Luca Violoni, è la prima conferenza internazionale promossa dalla neonata AACI – Associazione Avvocati e Commercialisti dell’Insubria -  che con questo organismo diventa così non più solo una regione geografica ma un vero e proprio centro professionale ed economico.

La nuova realtà è nata da un’idea dell’avvocato varesino Tommaso Cherubino (nella foto), che innanzitutto confessa: «Abbiamo avuto idea di creare questo convegno ben prima che diventasse d’attualità l’argomento». Quello del segreto bancario svizzero e dei suoi effetti con l’Italia è infatti un argomento decisamente caratterizzante questa particolare area di frontiera:  «Capire cosa è il segreto bancario è un argomento che riguarda sia il diritto italiano che quello svizzero, ma per noi ha origine dalla Costituzione italiana» spiega Cherubino, che attualmente svolge la sua professione tra New York, Milano e Varese, oltre ad essere professore all’Università dell’Insubria.

Anche perchè, di per sè, il segreto bancario non è il demonio: «Il segreto bancario non è negativo in sè – conferma Cherubino – dovrebbe essere anzi riconosciuto come un diritto. Ovviamente, se appellarsi ad esso non serve a coprire degli illeciti. Per questo si sta lavorando a dispositivi di contemperazione, in particolare enti come l’Ocse che si sta occupando del riciclaggio. Il segreto bancario va considerato come un istituto simile al segreto professionale, anche se nel corso degli anni ha preso una piega diversa e si è trasformato in principio di riservatezza»

Per questo l’incontro di venerdì:  «Nasce dalla necessità di eliminare i falsi miti del segreto bancario affrontandolo dal punto di vista tecnico, come del resto è la missione della nostra associazione. La vicenda Ubs, in quest’ottica, rappresenta un precedente importante per dimensioni e per soggetti privati che sono stati coinvolti. Ma secondo me il peso mediatico della vicenda ha dato più importanza alla necessità di avere delle garanzie che il diritto svizzero in realtà dovrebbe già permettere».

Allora, non è che il “segreto bancario” è per caso un problema semantico? Ci spaventa, cioè, solo perchè viene definito “segreto”? «Non esattamente. La disciplina del segreto bancario svizzero è decisamente diversa da quella italiana: il diritto svizzero protegge molto di più la riservatezza. Ci sono differenze culturali, come la tutela dell’anonimato, che in Svizzera è più forte. E che, onestamente, è considerato proprio il valore aggiunto del servizio delle banche svizzere».

Resta l’imbarazzo per una situazione che però è molto conosciuta in queste zone: «Quello del segreto bancario è un argomento “tipicamente insubrico”, ma non è il solo. C’è molto da fare con lo scopo di affrontare lo sviluppo del territorio, che è poi lo scopo dell’associazione. Si può lavorare sempre di più sulle tematiche del lavoro o sulla normativa fiscale. O anche sull’istituto dei Private equity, dove gli svizzeri sono molto più avanti».

Altri argomenti che la neonata associazione potrà affrontare nel futuro, perchè: «Scopo dell’associazione è anche quello di mettere in contatto e confronto tra professionisti del territorio. Perchè di questi tempi si parla molto spesso dell’imprenditore di Varese, di Como o del Canton Ticino: ma molto spesso dietro di loro ci sono dei professionisti che hanno studiato i contratti e li hanno realizzati. E senza questo lavoro certi risultati non sono raggiungibili».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 11 novembre 2009
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