Segreto bancario, ferita aperta sul confine Svizzero

Sala piena all'Ata Hotel per il convegno "Riservatezza e segreto bancario: vediamoci chiaro". Che ha mostrato senza pudori le spine di un lungo e travagliato rapporto tra Italia e Svizzera

La sala strapiena del centro congressi Ata Hotel di Varese ha raccontato da sola, prima ancora dell’inizio del dibattito, quanto l’argomento della prima tavola rotonda organizzata dall’Associazione degli Avvocati e Commercialisti dell’Insubria dal titolo "Riservatezza e segreto bancario: vediamoci chiaro" sia un argomento di attualità, quasi una ferita aperta nel mondo finanziario ed economico di questa zona di frontiera.
Non meno di 150-200 persone, per lo più professionisti ma anche istituzioni e politica, della più in vista: il presidente della commissione bilancio Giancarlo Giorgetti, il deputato Daniele Marantelli, il sindaco di Varese Attilio Fontana, l’assessore provinciale Luca Marsico e non solo. Tutti si sono procurati un posto in sala per ascoltare un seminario – dibattito che, moderato dal giornalista Gianni Spartà, si è svolto tra tutti i soggetti che hanno a che fare con il segreto bancario svizzero: dal generale della guardia di Finanza Antonino Maggiore al pubblico ministero Agostino Abate, dal console svizzero Antonio Bulgheroni al banchiere (ma guai a chiamarlo così) Ignazio Parrinello, dall’avvocato svizzero Tamara Erez a don Luca Violoni.
Ad aprire l’incontro però è stato un video contributo: quello di Francesco Cossiga, presidente emerito della Repubblica, che ha innanzitutto ricordato come il segreto bancario «Sia fatto anche a protezione delle persone, per esempio della concorrenza». Dopodichè, una raffica di interventi concreti, tecnici ed etici, sul segreto bancario al di qua e aldilà del confine.

Partendo da una rassicurazione: «Varese non ha partecipato al blitz nei confronti delle filiali italiane di banche estere – spiega il generale Antonino Maggiore, comandante della Guardia di Finanza varesina – anche se era fatto per verificare che le filiali in italia si comportassero secondo le norme italiane, cioè adempissero all’obbligo di mappare i principali movimenti di denaro». Le banche sono quasi subito imputati principali in questo dibattito, anche quando ne parla un banchiere:  «Le banche devono essere neutrali nei confronti dello scudo. La banca non può dare consigli, in merito – E’ l’opinione di Ignazio Parrinello, vicepresidente del Credito Cooperativo di Busto Garolfo e Buguggiate – ho sentito che alcune banche si accollano l’imposta sostitutiva pur di far rientrare i capitali in Italia: io non sono d’accordo».

«La norma che disciplina il segreto bancario in Svizzera è nata per proteggere dignità e riservatezza delle persone, tant’è vero che è nata poco prima della seconda guerra mondiale – sottolinea l’avvocato Tamara Erez, vicepresidente del Centro studi bancari della Svizzera Italiana – E la Svizzera vuole tenere intatto quel segreto: non per mantenere l’opacità, ma con l’obiettivo di farsi garanti del diritto dell’individuo di avere una sfera privata protetta».
L’avvocato, il più diretto rappresentante della Confederazione all’incontro, ha continuato: «Negli ultimi 15 anni la Confederazione ha fatto sforzi notevoli per mettere in atto norme correttive. Contro il riciclaggio ne ha fin dagli anni ’70. Ma la verità è che la Svizzera ha scelto un risposta differenziata e bilaterale. Una scelta di solitudine, soprattutto nei confronti della Ue. Ora, le banche hanno reagito con apprensione e con sorpresa di fronte ad atti considerati arditi. Questa situazione per la Svizzera è una sfida, che ha come obiettivo quello di superarla in un’ottica di armonizzazione e di adattamento agli standard». Una situazione confermata anche dal console svizzero in Italia, Antonio Bulgheroni, uno dei più famosi imprenditori varesini, che ha rassicurato sulle tensioni in atto: «Questa è una situazione destinata presto a risolversi».

convegno sul segreto bancarioLe questioni sollevate dal segreto bancario, però, non sono solo un problema tecnico da risolvere: «Non ci sono fasi economiche che possano essere considerate in senso solo tecnico – ammonisce don Luca Violoni ormai rappresentante della Diocesi di Milano, dopo avere per anni guidato la pastorale universitaria dell’Insubria – Si tratta sempre di scelte anche etiche. Perchè non esistono meccanismi impersonali: ci sono uomini che prendono decisioni e che si devono prendere le loro responsabilità».

«Oggi abbiamo avuto una buona, una cattiva e una pessima notizia – Ha concluso, in un crescendo di tirate d’orecchie ai protagonisti dell’incontro, il pm Agostino Abate, da anni impegnato nelle rogatorie svizzere nel corso delle più svariate indagini della procura penale di Varese – La buona notizia l’ha data il senatore Cossiga: da oggi in poi rubare le mele non è più reato. E se lo dice lui… La brutta l’ha data il dottor Parinello: dire che le banche non devono incoraggiare il rientro dei capitali significa rifiutarsi di fare profitto grazie ad una legge dello Stato. La pessima notizia l’ha data invece l’avvocato Erez, perché ci ha detto chiaramente che la Svizzera ha portato avanti il segreto bancario di fronte a tutto, anche allo Stato, e che continuerà a farlo. Il segreto resterà così com’è perché deve servire a porre un argine alla capacità conoscitiva dello stato, o di organismi internazionali. La Svizzera, come ha detto l’avvocato, ha scelto di rimanere nella solitudine. Ma in questo momento pensare di vivere in solitudine significa non voler abbracciare il futuro, non volerlo affrontare».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 14 novembre 2009
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