Sul crocefisso i lettori si dividono

Sono decine le opinioni pervenute nella rubrica a loro dedicata

Nella rubrica dei lettori il dibattito va avanti da diversi giorni, ormai, e la comunità è divisa tra i sostenitori della sentenza della Corte Europea e coloro che la avversano. Le diverse le prese di posizione a volte dure e a volte più concilianti stanno alimentando una discussione che fotografa anche la situazione politica in un Paese che ospita "in casa" il Vaticano e da sempre vive sul filo sospeso tra laicità e religione.
Tra i sostenitori del rispetto della laicità si fa notare la lettera di Angelo Protasoni che definisce i confini della laicità in maniera chiara e netta dando ragione alla Corte europea: «Penso che, in punta di diritto, la sentenza sia ineccepibile: nei luoghi pubblici non è opportuno che ci siano simboli religiosi che, in qualche modo, discrimino dei cittadini che hanno diritto a una parità di doveri e diritti. In un paese civile come la Francia, così come nella stragrande maggioranza delle nazioni europee, il problema non si pone più ormai da cent’anni». Più democraticamente Carlo Cattorini propone una soluzione: «dovrebbero essere gli insegnanti e gli studenti di quelle aule a decidere democraticamente se metterlo o se toglierlo, non dovrebbe essere un decreto legislativo a imporre di lasciarlo o a imporre di toglierlo».
Per Giovanni Colombo, che si definisce libero pensatore e consigliere comunale del Pd a Milano i cattolici dovranno farsene una ragione di questa sentenza per un semplice motivo: «I cristiani ormai sanno che il pluralismo religioso dell’Europa di oggi e di domani non è una provvisoria sfortuna da cui pregare di essere liberati, ma la condizione concreta entro cui dar ragione della propria speranza. Voler di nuovo rendere obbligatorio ciò che è il segno radicale della gratuità, delle braccia spalancate verso tutti, mi appare profondamente anti-evangelico. La Croce non va quindi imposta sul muro delle classi e degli edifici pubblici, e si può anche togliere senza tragedie laddove c’è. In ogni caso, rimane simbolo eterno di libertà fraterna, così eloquente da accogliere il bisogno di misericordia di chiunque».
Simone Malnati, segretario del movimento giovanile dell’Udc di Varese, si affida alle parole del filosofo Giovanni Reale: «La richiesta di togliere il crocifisso deriva da una presunzione fatale, da un’idea di onnipotenza culturale. Un atto di superbia assoluta, una cosa spaventosa, fatta in nome di tanti nobili parole: la scienza, il progresso, il pluralismo».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 08 novembre 2009
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