Una banca cinese potrebbe finanziare la banda larga italiana

Dopo la sospensione dei fondi per il piano Romani, il Ministero pensa ad una Newco che integri i fondi pubblici a quelli di una cordata di operatori privati

Le innumerevoli polemiche scatenate dalla sospensione dei fondi al piano Romani, cioè il piano di diffusione della banda larga in Italia, sembrano aver avuto qualche effetto. Proprio ieri al coro dei preoccupati dal congelamento di questi 800 milioni di euro si è aggiunta Confindustria: "Il Piano anti digital divide è strategico. Lo è per l’inclusione sociale dei cittadini, per l’efficienza della Pubblica Amministrazione, ma soprattutto -si legge nella nota- per la competitività delle piccole e medie imprese".

In queste ultime ore, quindi, sembra essere apparso un piano B. Nelle prime riunioni del Ministero è emersa l’ipotesi di realizzazione di una Newco, cioè di una nuova società per la diffusione della rete, che integri Infratel (società pubblica per la banda larga), Cassa Depositi e Prestiti e soggetti privati. La Newco potrebbe recuperare i fondi mancanti dai privati, sotto forma di prestito in vista dello sblocco del Cipe, che dovrebbe arrivare a crisi conclusa. L’investimento, secondo quello che trapela dai tecnici del ministero dello Sviluppo Economico, potrebbe essere rimunerato da un ritocco del canone.

Tra i privati che potrebbero reintegrare i soldi congelati, ci sono gli operatori fissi e mobili, i fornitori di apparati e a le banche, tra le quali a Roma spicca la China Development bank, che ha già ottenuto diversi incontri con Romani. Nonostante la scomparsa dei fondi Cipe, il Ministero ha già ribadito di essere titolare di 400milioni di euro, tra fondi Infratel e fondi comunitari, quindi il piano Romani non viene considerato fallito. Tanto che molte società hanno già vinto gare per l’installazione concreta della fibra.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 07 novembre 2009
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