Da tutta Italia alla Liuc perchè “piccolo è bello”

Alcuni studenti fuori sede dell'Università Carlo Cattaneo ci raccontano perchè hanno deciso di trasferirsi a Castellanza

Studiare lontano da casa: un’esigenza per alcuni, un sogno per tanti. Ma se le mete più ambite da chi vuole unire didattica e divertimento sono spesso le grandi città, c’è anche chi punta su centri più piccoli. Ed ecco che accanto ai nomi di storici atenei come quelli di Trento e Urbino, appare ormai anche quello di Castellanza. L’Università Carlo Cattaneo attrae sì sempre più studenti stranieri grazie ai programmi di internazionalizzazione, ma anche dalle altre regioni d’Italia. I motivi? Diversi, a giudicare dai racconti di quattro studenti che abbiamo incontrato. Per Alberto Falcini (secondo da sinistra), fiorentino iscritto ad Ingegneria gstionale, la Liuc e Castellanza hanno «una dimensione giusta. A Firenze non si usa spostarsi per studiare e volevo trovare un ateneo e una città che tranquilizzassero anche i miei genitori. Quando sono venuto a visitarlo, mi ha colpito il fatto che sia sceso in persona il preside Giacomo Buonanno a parlarmi della facoltà. Non me lo aspettavo proprio». È stata invece una scelta in extremis sia per Myriam Ornelli (prima da destra), aspirante avvocato riminese e Michele Madaio, di Salerno iscritto ad economia. «Ero già convinta di iscrivermi alla facoltà di Bologna – racconta Myriam, che alla Liuc ha ottenuto anche una borsa di studio -, poi ho letto di questa università sulla guida del quotidiano Repubblica. Era la più quotata fra le università private e mi ha colpito la parte relativa all’internazionalizzazione e al rapporto studenti-docenti». Da allora Myriam non smette di consigliare la Liuc ai suoi amici ogni volta che torna a casa. Ed è proprio grazie a un gioco di passaparola che è arrivato a Castellanza Michele. «Ho scelto di venire qui quindici giorni prima dell’inizio dei corsi. Sono venuto con mio fratello gemello anche perchè qui abbiamo degli zii che ce l’hanno consigliata. Ma opinione positive mi sono arrivate anche da altri amici». Tutto merito del passaparola anche per Valentina Frate che, dopo aver frequentato i primi tre anni di giurisprudenza a Napoli, ha deciso di venire alla Liuc. «In un’università statale sei sempre una piccola matricola, mentre in una realtà più piccola come questa sei molto più seguito anche dagli stessi docenti. Qui sei seguito passo passo e non sei lasciato a te stesso come in un’università pubblica». Una descrizione quest’ultima che sicuramente non vale indiscriminatamente per tutti gli atenei pubblici e le facoltà, ma che indubbiamente rappresenta una differenza pesante fra realtà universitarie di piccole e grandi dimensioni.
Per tutti e quattro non ha contato poco anche l’aspetto del lavoro una volta laureati. Soprattutto Michele, originario di un piccolo paese, sottolinea come «dei miei amici sono rimasti in pochissimi giù, la gran parte di è spostata, come me. C’è poca offerta universitaria, ma manca anche il lavoro»
E se sulla didattica si dicono tutti soddisfatti – Alberto è già stato in Ersamus, Michele partirà a breve e Valentina ha partecipato alla Summer school -, anche il giudizio sulla vita da studenti fuori sede a Castellanza è positivo. «Certo, all’inizio è difficile, ma poi si crea una piccola famiglia» racconta Valentina che, come Alberto, dopo un periodo iniziale al campus dell’ateneo vive ora da sola in un appartamento. Nella fase iniziale, ma anche dopo, gli studenti fuori sede e gli erasmus sono supporrtati dalle varie associazioni della Liuc che, oltre a gite e serivzi di strasporto, organizzano anche i pullman per andare a Milano nel weekend. «È sicuramente una scelta che ti responsabilizza – conclude Myriam  che vive al campus -. Io vedo questo periodo di studio anche come un investimento che la mia famiglia ha fatto e quindi mi sento ancora più motivata a stare al passo con gli esami».  

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 22 marzo 2010
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