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Busto Arsizio/Altomilanese

Non paga il contributo volontario: la scuola lo mette in mora

Il Circolo Sinistra Ecologia e Libertà denuncia il caso di uno studente costretto a pagare il contributo di 140 euro. La preside: "Quei soldi sono necessari"

Il contributo volontario non si deve dare. In soccorso delle scuole arriveranno presto fondi ministeriali ( 10 milioni da suddividersi tra circa 10.500 scuole). Così il Ministro della Pubblica Istruzione Maria Stella Gelmini ha, di fatto, bocciato la pratica esistente in tutte le scuole pubbliche italiane che, per "tirare avanti", si rivolgono direttamente ai genitori.

Negli istituti statali, però, la situazione finanziaria è al collasso, come già denunciato più volte in passato. La posizione del Ministro, però, ha indotto il Circolo Sinistra Ecologia e Libertà di Busto Arsizio a denunciare la politica attuata dal Governo nel campo dell’istruzione rendendo pubblico il caso di uno studente dell’Ipc Verri a cui la direzione ha mandato un sollecito di pagamento del contributo volontario ( 140 euro annui) pena il mancato rilascio di diploma, certificato di frequenza, certificato di iscrizione e «altri documenti che per legge la scuola è tenuta a rilasciare» denuncia il Comitato.

La preside dell’Ipc Eugenia Bolis non nega l’invio di quella lettera alla studente anche se ammette la forzatura nei toni: «È chiaro che è un modo per sollecitare il ragazzo a versare quel contributo ma non potremo dare seguito alla minaccia. Voglio, però, sgomberare un po’ il campo sul significato di "volontarietà". In base a vecchie norme mai abrogate, il Consiglio di istituto ha facoltà di chiedere piccoli finanziamenti ai ragazzi per il funzionamento della scuola, dei laboratori, delle attrezzature. Così il nostro Consiglio ha deciso di ricorrere al contributo di 140 euro all’anno. Quei soldi, però, coprono l’assicurazione senza la quale gli studenti non potrebbero nemmeno muoversi all’internbo della scuola. E poi paghiamo il medico e lo psicologo che sono stati voluti dai genitori. Paghiamo anche il sapone nei bagni e le fotocopie per i ragazzi. Anche le pagelle il cui costo è a carico dei ragazzi ».

Tutte le spiegazioni a quel pagamento sono, dunque, contenute nel bilancio che è stato approvato in Consiglio di Istituto, dove sono presenti i genitori: « Ritenevo che tutti fossero al corrente di dove vadano a finire quei soldi. Se qualcuno ha un dubbio, comunque, può venire da me lo chiariamo insieme. Davanti  situazioni di disagio, la nostra scuola non si è mai tirata indietro e ha mostrato solidarietà piena. Certo, mi sarei aspettata un atteggiamento solidale da parte del Ministro: la nostra scuola vanta un credito di 220.000 euro verso lo Stato per mancati rimborsi avvenuti negli anni passati».
La situazione del Verri non è certamente isolata: malumori si registrano un po’ in tutte le scuole costrette a chiedere soldi per sopravvivere.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 26 marzo 2010
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