Bonus bebè, l’ordinanza del Comune è discriminatoria

Il giudice civile della sezione Lavoro, previdenza e assistenza Sara Chiarina ha dato ragione alle associazioni che hanno fatto ricorso contro l'atto amministrativo del 2007: i residenti, italiani o stranieri che siano, hanno gli stessi diritti

Bonus bebè, il giudice ha dato torto al Comune di Tradate: l’ordinanza emessa dal sindaco Stefano Candiani nel 2007 è stata definita discriminatoria e l’amministrazione guidata dal segretario provinciale leghista è stata condannata al pagamento delle spese legali (circa 2 mila euro più le spese accessorie) e alla cancellazione degli aspetti discriminatori dell’ordinanza stessa, vale a dire nello specifico il punto che privilegiava i cittadini italiani rispetto a quelli stranieri nella richiesta del bonus bebè. Hanno dunque avuto ragione le associazioni Farsi Prossimo, Studi giuridici per l’immigrazione e Avvocati per niente (assistite dall’avvocato Alberto Guariso) che da subito si erano rivolte al giudice civile contro l’atto dell’amministrazione comunale che aveva scelto di dare un contributo di 500 euro ai nuovi nati solo se di genitori esplicitamente tradatesi o con residenza di almeno 5 anni nel Comune. Il giudice della sezione Lavoro, previdenza e assistenza Sara Chiarina, dopo aver tentato una mediazione nei giorni scorsi, ha deciso questa mattina (lunedì 26 luglio) che la norma è discriminatoria e va cambiata, con tanto di comunicazione e affissione in tutti gli uffici pubblici della città. Salvo appelli e ricorsi da parte del Comune, da oggi dunque chiunque abbia avuto un figlio dal 2007 in avanti ed è in possesso della residenza nel Comune di Tradate può richiedere ed ottenere il contributo, anche se cittadino straniero.
 
Si dice perplesso il sindaco di Tradate Stefano Candiani: «Io non ho ricevuto ancora nulla, mi stupisce che la controparte sappia già il risultato della controversia – commenta -. Aspetto di leggere la sentenza, ma credo che ancora una volta sia un atto contro i cittadini che pagano le tasse. Noi non volevamo escludere nessuno, ma privilegiare chi è residente da almeno 5 anni: è una questione di priorità. Si tratta di un attacco predatorio messo in atto da alcuni corsari della residenza». Di segno opposto il commento di Luca Carignola, capogruppo dell’Ulivo per Tradate in consiglio comunale: «Il sindaco è nervoso e insoddisfatto – spiega -. Noi da subito siamo stati convinti che quell’atto fosse discriminatorio e abbiamo chiesto di cambiarlo. Non ci hanno ascoltato ed ora ne pagano le conseguenze. I richiedenti erano poche coppie, sarebbe bastato dare anche a loro il piccolo contributo di cui hanno realmente bisogno, invece di tirarla per le lunghe a fini propagandistici. Questa volta la bassa propaganda leghista non ha pagato, mentre i cittadini devono sapere che oltre alle spese legali, ci sono anche gli avvocati da pagare: sono soldi dei tradatesi avrebbero dovuto e potuto essere spesi altrimenti».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 26 luglio 2010
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