“Alla Baia Imperiale non si viene più per cuccare”

A Gabicce Mare Marco Giovannelli si ferma nella discoteca più famosa di'Italia. E il patron, Gabriele Villa, racconta il suo sogno: «Una piadineria a Santo Domingo. Lì almeno un po’ di soldi li faccio»

Si può andare a Gabicce Mare e non fermarsi davanti alla discoteca più famosa d’Italia? Certamente no…e anche Marco Giovannelli oggi ci racconta l’incontro con il patron della Baia Imperiale. Anche Michele Serra lo aveva incontrato. Oggi, Gabriele Villa, ha qualche capello bianco in più, due figlie che lo affiancano nel lavoro…e un po’ di malinconia per come sono cambiati i giovani e il modo di divertirsi.
Ecco come il direttore di Varesenews racconta la Baia, ventisei anni dopo la sua nascita.

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In vespa - La Baia Imperiale 4 di 8

Alla Baia Imperiale in ventisei anni è passato mezzo mondo. Arrivo nel primo pomeriggio e all’ingresso lavorano per preparare una serata considerata minore. Aspettano il mondo dei single a cui sono dedicate le notti delle domeniche agostane. Devo ritornare di sera tardi perché Gabriele Villa, il patron, ora non c’è. Pazienza. Dopo un’ora circa provo a chiamare i tre numeri delle Pr per avere qualche altra informazione. Scopro più tardi che Giorgia e Ambra sono le due figlie e Wilma è un parafrasare Villa. Tre cellulari, stesso gestore. Gabriele è davvero tuttofare e ci diamo appuntamento per le ventidue.
La notte è lunga e alla Baia a quell’ora è solo l’alba.
«Siete ancora qui?» mi dice mentre sta contando i soldi per aprire le casse. «Dai seguimi, intanto parliamo». Non si fa tanti problemi Gabriele. Ricorda con affetto Michele Serra, aveva aperto da appena una stagione, e poi Luca Bottura che era ripassato con lo stesso giro nel 2005.
«È cambiato il mondo, direbbe il mio direttore artistico. Io invece ti dico che è cambiato il modo di divertirsi dei giovani. Una volta arrivavano a frotte per cuccare. Adesso spesso arrivano già ubriachi per rompere i coglioni, per scatenare risse. Pensano di essere allo stadio, solo che lì li tengono ben divisi, qui romani e napoletani sono insieme e basta un niente e succedono casini». Uno stress non da poco visto che nelle sere di punta arrivano anche quattromila persone. La migliore organizzazione, che permette a oltre quaranta pullman di scorrazzare giovani che arrivano da Ancona fino a Ravenna, ha un rovescio della medaglia. I ragazzi non devono guidare, e così bevono preventivamente arrivando già belli carichi all’appuntamento con la notte brava.
L’ingresso della Baia imperiale è davvero imponente. Una scalinata di marmo bianco con le statue di diversi imperatori romani. Delle anfore gigantesche e un colonnato che si leva alto, fino a superare la mitica terrazza da cui si vede tutta la riviera.
L’età media è bassa. Arrivano ragazzi dai 16 ai 25 anni. «A parte quelli che vorrebbero far casino, qui è tranquillo. Non si spaccia e si trova tutta la musica che si vuole». Gabriele mi porta a vedere le cinque diverse sale e lo scenario è notevole. Spazi di ogni tipo e perfino una vera piscina che richiama le vecchie terme romane con zampilli e giochi d’acqua.
«In questi anni mi sono divertito ed è una gioia vedere le mie due figlie, Giorgia e Ambra, che sono volute venire a lavorare qui con me. Il rammarico più grande, oltre ad invecchiare, è che vedo passare fiumi di soldi senza che se ne fermino mai abbastanza. Raccontavo dei mutui a Serra. Continuiamo a far debiti e rinnovarli perché ogni anno qui va speso una montagna di denaro».
Gabriele è un tipo simpatico, socievole, parla con entusiasmo della sua Baia. «Ogni sera ci sono 70-80 persone a lavorare con me». Lui è il primo ad arrivare e l’ultimo ad andar via. Il suo sogno non è più Cuba, ma si è spostato di poco. «Voglio andare ad aprire una piadineria a Santo Domingo. Lì almeno un po’ di soldi li faccio».

 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 23 agosto 2010
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