Bettini: “Abbiamo buttato via la corsa”

Il commissario tecnico della nazionale contrariato dalla condotta di gara degli italiani. Daniel Martin ama l'Italia e sogna di diventare come lo zio, Stephen Roche

«Gli italiani si sono controllati tra loro rendendo le cose più facili a Martin. Così si buttano via le corse». Paolo Bettini, commissario tecnico della nazionale, è più dispiaciuto che arrabbiato. Deve mettere insieme la nazionale per i Mondiali di Melbourne, e le indicazioni che gli sono arrivate dalla Tre Valli non sono tutte buone. «Se vuoi vincere un mondiale hai bisogno di gente che fa squadra, invece si parla sempre e solo delle prime donne. Oggi ho visto delle cose interessanti. Mi dispiace per Vanotti, si è fratturato la clavicola,  alcune costole, il radio e l’ulna. Fa male a lui e a noi per il mondiale». Bettini non fa i nomi delle prime donne e allora ci pensano i giornalisti: Nibali e Visconti. I due si sono controllati per tutta la corsa lasciando via libera a Martin. Per Ivan Basso il discorso è diverso.«Mi ha fatto piacere – continua il ct – l’onestà di Ivan che ha alzato bandiera bianca perché quest’anno ha speso molto. È un atto di onestà nei confronti del gruppo. Cunego potrebbe essere molto utile, ma solo se è il Cunego che conosciamo, comunque anche lui mi ha detto che ha corso molto». Su Riccò invece (passato a sorpresa alla Vacansoleil dopo aver annunciato che sarebbe andato alla Quick Step) Bettini taglia corto: «Non lo vedo adatto al percorso».

Il vincitore, Daniel Martin (nella foto con Renzo Oldani) è un irlandese (cattolico) che parla un ottimo francese. Lì infatti si era trasferito giovanissimo per diventate un campione di ciclismo. Il segreto della sua vittoria, oltre a una splendida forma, è il suo "anonimato" che,  grazie alla vittoria di oggi non sarà più tale. In verità, Martin non è uno sconosciuto: ha appena vinto il Giro di Polonia (con una tappa) e, da dilettante, due tappe del giro della Val D’Aosta. «Ho pensato che potevo fare qualcosa di buono nel ciclismo ma prima in Francia e poi in Italia ho imparato molto. M i piace allenarmi qui, i percorsi sono ottimi». Martin ha un cugino, Nicholas Roche, che abita proprio a Varese e quindi spesso si allena sulle nostre strade e soprattutto ha dei precedenti in famiglia molto importanti: lo zio Stephen Roche, che nel 1987 vinse Giro, Tour e Mondiale. Ma alla domanda a chi vorrebbe ispirarsi per la sua carriera, se allo zio o al compatriota Sean Kelly, Daniel tentenna un pochino. «Il mio sogno è essere come loro». La genetica, visto che la madre è sorella di Roche, il suo responso lo ha già dato. Come del resto conferma il team manager della Garmin, il varesino Andrea Peron: «Martin è molto forte, sarà uno dei più temibili scalatori al mondo».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 17 agosto 2010
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