Bossi alla festa della Lega: “Il sud doveva essere solo una colonia”

Il leader del Carroccio si lancia in una rivisitazione storica "alternativa" dell'Unità d'Italia frutto solo del bisogno delle imprese del nord di vendere i propri prodotti. Su Bersani e Fini: "Bravi solo a chiacchierare e colpire con la magistratura"

Si è presentato al Museo del Tessile di Busto Arsizio attorno alle 22 di ieri, venerdì, dicendo che l’altro giorno ha schivato “che Casini entrasse nel governo – ha subito dichiarato il leader della Lega Nord Umberto Bossi – quelli (rivolto agli esponenti dell’Udc) appena entrano si mettono subito a mangiare la torta”. In cambio della rinuncia ad andare al voto, ha detto Bossi davanti alla platea della Festa della Lega bustocca, ha ottenuto che Casini “se ne stesse a casa sua e non a casa nostra”. Berlusconi rimane l’alleato fedele della Lega Nord, secondo Bossi, e a questa maggioranza non c’è alternativa “anche perchè la paura di andare al voto ce l’hanno gli altri e non noi – ha continuato il senatur – Bersani e Fini sono bravi a chiacchierare ma poi hanno paura delle urne, sono solo capaci di colpire gli avversari con la magistratura”.

Queste le prime parole del leader del Carroccio sul palco bustocco mentre subito dopo si è lanciato in una “visione alternativa” dell’unità d’Italia che farà discutere ad un anno dal 150esimo compleanno del Paese, parlando del libro “Il regno del Nord”, presentato nei giorni scorsi a Cortina d’Ampezzo, e secondo il quale Cavour era un federalista e la decisione di riunificare l’Italia è stata frutto del bisogno delle imprese del nord di avere una colonia dove vendere i propri prodotti: “ Non pensavano allora che venisse fuori un guazzabuglio di questo tipo – ha detto ancora Bossi nella sua rilettura dell’Unità d’Italia – e furono gli stessi imprenditori del nord a finanziare Garibaldi per prendere il sud”. Germania e Inghilterra mandarono i loro eserciti in India e in Africa per vendere i loro prodotti e il Piemonte decise di prendersi il sud-Italia. Alla fine, secondo Bossi, il nord pagò mille volte di più questa scelta decidendo di non trasformare il sud in una colonia vera e propria.

Rivisitazioni storiche a parte Bossi traccia un bilancio dell’avanzamento del federalismo: “Ci siamo ripresi le nostre acque – ha detto Bossi – rischiavamo che ci vendessero anche il lago Maggiore. Oggi è una grande festa delle acque, resteranno a noi”. La prima parte del federalismo fiscale era questa mentre la seconda parte è il federalismo fiscale, ancora in fase di definizione: “Abbiamo dato una tassa dello stato ai nostri comuni e gli immobili che erano dello stato – ha continuato il leader storico – stiamo finendo di preparare i decreti attuativi con Tremonti e Calderoli. Il federalismo fiscale sarà fatto dall’Irpef, principalmente, e ogni regione potrà decidere se alzarla o abbassarla e le imprese potranno spostarsi all’interno dell’Italia senza andare in Cina come voleva Prodi”.

Tenere sul territorio le imprese è l’obiettivo
di Bossi e della Lega diminuendo le tasse e chiudendo le porte alla Cina: “L’occasione di cui parlava Prodi era solo per alcuni suoi amici e per i cinesi, non per la nostra gente”. Poi Bossi ha annunciato lo spostamento di alcuni ministeri da Roma verso Milano e Venezia “città che hanno fatto la storia di questo paese, dove ci sono grandi lavoratori e non i mafiosi, quelli che ci sono – ha detto ancora Bossi – ce li hanno mandati col soggiorno obbligato ma Maroni li sta raddrizzando”. Prima di tuffarsi nei ricordi della sua gioventù passata a scorrazzare tra Cassano Magnago e il Ticino con alcuni aneddoti gustosi Bossi ha anche chiesto alla sua gente, circa 300 i militanti presenti ad applaudire il proprio leader, di pazientare perchè “non possiamo far saltare il banco ad un passo dalla meta – ha concluso Bossi – siamo gente seria che sa che per avere deve saper dare qualcosa”. Il riferimento è all’accordo con Berlusconi per non andare alle elezioni ma per la Lega e il Pdl la conta in parlamento si avvicina e senza l’oste (Fini) i conti non torneranno mai e anche il patto di ferro tra i due leader “che hanno i voti “, come ha detto Bossi, potrà subire una battuta d’arresto.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 28 agosto 2010
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