Cacciatori di calabroni

Tuta in cuoio, retina anti punture e via: ecco l'armamentario della squadra imenotteri dei vigili del fuoco che da settimane compie sortite in tutta la provincia

Caldo fa rima con calabroni. E calabroni con guai: se si avvicinano alle abitazioni possono fare molto male, e addirittura provocare reazioni allergiche da pronto soccorso. Il 115 ha dall’inizio dell’estate attivato un protocollo d’intervento con la Provincia di Varese che prevede le uscite di una particolare squadra specializzata nella distruzione di nidi di calabroni e vespe.
«Le api no, quelle sono giustamente animali protetti e non si toccano, anzi – dicono dalla sala operativa di Varese – si chiamano gli apicoltori che, felici, arrivano a prendersi il prezioso sciame: in questi giorni, su di un albero, ad altezza d’uomo, ne abbiamo recuperato uno largo 50 centimetri e alto più di un metro, una cosa spettacolare».
Ma i calabroni, quelli no: vengono “spruzzati” con del veleno che li neutralizza. A farne le spese soprattutto i cassoni delle tapparelle delle case, i sottotetti, le tegole. Come per le vespe, anche se sono, queste ultime, meno pericolose.
Dieci interventi, quindici, venti. Fino alle 25 uscite, il picco massimo che si è toccato ieri, 9 agosto, con interventi sparsi per tutta la provincia. Un grande lavoro, che i vigili del fuoco svolgono i silenzio: nel senso che non viene messa la sirena per raggiungere i punti di intervento. Il lavoro viene effettuato da una squadra di tre persone attiva nel pomeriggio, dalle 14 alle 20, ma gli interventi sono così tanti che spesso le uscite vengono affiancate anche dal personale della caserma.
Certo, visto che gli interventi non sono urgenti, i responsabili cercano di armonizzare le uscite, tutte concentrate per zone, salvo casi “limite” dove invece la richiesta va evasa con una certa urgenza. Prima dell’entrata in vigore del protocollo, invece, spettava alle squadre di protezione civile dei singoli comuni l’intervento, col rischio che non tutti gli operatori fossero attrezzati o preparati per questo tipo di servizio.
I ferri del mestiere della “sqaudra imenotteri” (così la chiamano i colleghi) sono una tuta resistente alle punture in un materiale simile al cuoio, ma più leggero; guanti ben spessi e retina da apicoltore per evitare di venir colpiti nei punti più esposti e delicati, come il volto e i vasi sanguigni del collo.
La convenzione con la provincia durerà fino alla fine del mese, quando si spera che l’arrivo del primo assaggio di autunno farà calmare gli insetti.

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La stagione dei calabroni 4 di 8
di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 10 agosto 2010
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