Caielli (Pd): “A Sesto e Gallarate due cattivi esempi di convivenza”

L'ex-sindaco e attuale consigliere provinciale punta il dito contro l'attuale primo cittadino leghista Colombo reo di aver vietato la preghiera del venerdì allo Sporting di Lisanza e cita l'esempio positivo di Novara

Il consigliere provinciale del Partito Democratico ed ex-sindaco di Sesto Calende Roberto Caielli (primo da destra nella foto) si dice preoccupato per la piega che ha preso la vicenda che vede negata la possibilità ai musulmani di Sesto Calende di poter pregare allo Sporting Lisanza ogni venerdì da parte dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco leghista Marco Colombo: «Vorrei ricordare che in Lombardia sono ormai centinaia le sedi di associazioni islamiche che convivono con le realtà locali senza problemi.  Dunque non c’è solo il  caso di Sesto o quello di Gallarate, due cattivi esempi che fanno, come sempre, più rumore di tante situazioni normali. – ricorda Caielli – Se invece di risolvere i problemi si  cercano la rottura e lo scontro  per ragioni politiche il risultato è solo una serie di polemiche a non finire. Consiglierei ai varesotti di studiare il caso Novara, dove pure c’è un Sindaco della Lega, che non si vergogna di parlare con la Comunità islamica».

Caielli, ormai fuori dalla politica locale di Sesto Calende, appoggia il documento di condanna da parte della lista di opposizione in consiglio comunale “Insieme per Sesto” che parla di "atto illegale e discriminatorio nei confronti della comunità islamica" e attacca frontalmente la giunta definendola illiberale e ai limiti della legge: «Impedire a delle persone, di qualunque idea o fede religiosa, di riunirsi in luogo pubblico per pregare  e condividere la propria fede è contro i più elementari diritti di cittadinanza. Su quanto accaduto allo Sporting Lisanza condivido in pieno le posizioni espresse dall’opposizione di Insieme per Sesto che ha criticato l’inutile e arrogante “Niet” del Sindaco. Il modo della proibizione a riunirsi, tutt’altro che trasparente, dimostra che si siamo ai limiti della legge e di certo in contraddizione con i principi di chi si dice liberale a parole».

Per sottolineare l’impegno degli anni della sua amministrazione ricorda le tante iniziative di integrazione intraprese negli anni: «La storia di Sesto è un’altra: siamo stati uno dei primi comuni in Provincia ad avere la scuola di italiano per stranieri, presso la biblioteca, e a praticare l’integrazione nei fatti, non a parole. Ricordo il voto e la partecipazione ai comitati di quartiere. Mamadou Sylla, il presidente della associazione culturale islamica è stato per 5 anni consigliere della Biblioteca – ricorda Caielli – In provincia queste esperienze sono valorizzate. Lo scorso anno ho partecipato, in quanto consigliere provinciale, alla distribuzione dei diplomi a 25 stranieri che hanno seguito il corso di ‘mediatori culturali’, persone che hanno speso ore e fatica per imparare leggi, abitudini e buone pratiche che ora possono trasmettere ad altri e così diffondere nel quotidiano quella fiducia nel dialogo e nella conoscenza che tanto manca. Purtroppo a quella cerimonia la nuova amministrazione era assente».

Per finire ricorda come sono andate le cose con la moschea che si voleva costruire a Sesto Calende: «Un po’ di memoria non guasterebbe anche per ricordare come andarono veramente le cose con la proposta, poi accantonata, di trovare una soluzione per sede islamica secondo le norme urbanistiche regionali. Tenuto conto che la sede già di proprietà in via Cavour era giudicata poco idonea. Quella proposta riguardava diverse professioni religiose, non solo quella Musulmana ed era a dimensione locale. Il Comune non avrebbe speso un euro, ma anzi avrebbe svolto un  ruolo di garanzia e controllo. Purtroppo venne fatto credere che era il Comune che costruiva la moschea e che essa sarebbe diventato il centro religioso di una vasta area. In quelle condizioni esasperate fu giusto non farne niente, ma il problema rimase. Ricordo che l’allora presidente Reguzzoni mi confidò di guardare con attenzione al nostro caso, ma poi prevalsero calcoli diversi».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 28 agosto 2010
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