Case OAMI, un po’ nascoste ma preziosissime

Maurizio è il fratello di un ospite di Villa Elisa. La sua scelta, dettata da motivi di necessità, è legata alla filosofia di questi centri piccoli e molto accoglienti

Casa Elisa in viale Aguggiari a VareseSono quattrro, nel varesotto,le case OAMI: casa Laura a Masnago, casa Elisa in viale Aguggiari, Casa Beatrice e casa Silvia a Saltrio. Si tratta di realtà nate seguendo l’insegnamento di Don Enrico Nardi che volle istituire case famiglie per disabili senza affetti o sostegno famigliare.
A Varese sono una realtà da oltre vent’anni, una risposta al bisogno di quanti non riescono ad accudire il famigliare a casa propria. Come Maurizio che ha portato a Villa Elisa il fratello Luigi, colpito da una meningite a due anni e da allora paralizzato e con uno sviluppo intellettivo limitato: « Non è stato semplice portarlo via da casa sua – ricorda Maurizio – i nostri genitori avevano un’edicola e lui vi trascorreva tutta la giornata. Così era in mezzo alla gente, salutava tutti e tutti gli volevano bene. Poi, quando l’attività chiuse, si metteva fuori dal cancello di casa e anche lì era ben voluto da tutti. I primi tempi, in questa casa sono stati duri. Poi, piano piano,  si è abituato, grazie soprattutto a Giulia, una sorta di mamma per tutti ma anche a Rosanna, alla signora Margherita. Ha ritrovato il calore di una famiglia. In questa casa ci sono 7 ospiti in tutto. È un posto piccolo, raccolto, una giusta dimensione per non perdersi».

Luigi, come gli altri ospiti, trascorrono la mattina all’Associazione Millepiedi dove fanno molte attività. Poi torna nella residenza e incontra un’educatrice che viene per un paio d’ore al giorno. Il fratello Maurizio gli fa spesso visita e trascorre alcune ore nel giardino della villa o nella sua camera, singola: « È stata proprio la dimensione di questa villa, così curata, dotata di tutti gli accessori, con camere singole o doppie a convencermi. Ormai per me e per mia sorella non era più possibile tenere a casa Luigi, a causa del lavoro. Avevamo bisogno di un aiuto concreto. Qui sono assistiti continuamente, sono trattati bene, accuditi. Non avevo mai sentito prima parlare di una casa OAMI  ma è stata la mia salvezza. Oggi, il sistema sociale non aiuta a sufficienza le famiglie con un disabile: i fondi sono pochi, ma parliamo di persone che hanno bisogno di assistenza e cura più degli altri. Pochi conoscono queste realtà, che avrebbero bisogno di più considerazione e sostegno. Sono realtà nascoste anche perchè non c’è molta attenzione verso i temi della disabilità. Non bisogna avere paura: una migliore conoscenza porterebbe ad un’apertura maggiore anche da parte della società»

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 04 agosto 2010
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