Da Catania a Varese, per raccontare la scienza a tutti

La vita di uno dei varesini più famosi degli ultimi 50 anni, ricordato per la sue ammirabili doti di divulgatore scientifico

Se c’è un uomo che a Varese è stato sinonimo di divulgazione scientifica, quello è Salvatore Furia. In tutti questi anni il professor Furia ha spiegato a varesini e non solo i misteri delle stelle e della meteorologia.

Pur essendo uno dei nomi più illustri della nostra città, in realtà, è nato a Catania, il 24 novembre 1924. Fin da piccolo si innamorò delle stelle, studiando da autodidatta gli astri con i libri della biblioteca, e osservando continuamente il cielo. La passione negli anni lo rese sempre più esperto e lo spinse a trasferirsi a Varese, il 1° ottobre 1940. Venne qui come impiegato del catasto, lavoro meticoloso che svolgeva con estrema attenzione, ma la sua passione per la natura prevaleva su tutto.

Furia era arrivato nella Città Giardino per aprire una Cittadella di Scienze della Natura, non un semplice osservatorio. Da subito, infatti, fu chiara l’intenzione di trasformare questo centro in un luogo di divulgazione e amore per la scienza. A fatica riuscì a convincere sindaci e benefattori a finanziare la cittadella, che oggi sorge sul massiccio del Campo dei Fiori. Furia volle dedicare l’osservatorio a Schiaparelli, esperto di astri lombardo che, tra l’altro, fu il primo a dare una spiegazione scientifica corretta delle stelle cadenti.

Nel frattempo Furia si era specializzato in selenologia, cioè nello studio della Luna. I suoi studi sull’origine e l’evoluzione del suolo lunare vennero accolti anche dall’Osservatorio Astronomico di Brera.

Il professore, come tutti lo chiamavano, era un esperto comunicatore e sapeva bene come smuovere l’opinione pubblica. Negli anni ’60 fu il primo ad attirare l’attenzione sull’inquinamento del lago di Varese, con un gesto eclatante: una notte, insieme ad alcuni fedeli amici, riversò dei bidoni d’acqua del lago nella fontana di piazza Monte Grappa. La mattina dopo la città si risvegliò con una fontana traboccante d’acqua putrida, e forse capì per la prima volta lo stato drammatico delle acque.

Furia aveva con sé centinaia di giovani varesini, che orbitavano intorno a quella Cittadella della Scienza nata con una generosa donazione della famiglia Zambeletti. In molti l’hanno conosciuto e apprezzato, e oltre a chi frequentava la cittadella vanno aggiunti i tanti studenti del suo periodo di insegnamento all’Università di Pavia.

Naturalista instancabile, ha promosso la formazione del Parco del Ticino, del Parco delle Pinete di Tradate, del Parco circumlacuale del Lago di Varese, tenendo innumerevoli conferenze e dibattiti volti alla sensibilizzazione ambientale. Ha sostenuto tenacemente il recupero del Sacro Monte di Varese ed il ripristino delle funicolari. Nel 1967 fondò l’Associazione Amici del Sacro Monte e fu Presidente dal 1969 al 1980. Qualche anno dopo fondò il "Cenacolo dei Poeti dialettali varesini e varesotti"(1974) .

Furia era anche un giornalista, iscritto all’ordine dal 1981. Lo faceva notare spesso ai colleghi, col quale manteneva un rapporto sempre estremamente disponibile e amichevole, nel desiderio di conquistare spazio per la divulgazione scientifica. Le persone lo conoscono bene anche per il brillante Gazzettino Padano, delle previsioni meteo decisamente originali trasmesse su Radio 1. Così facendo entrò nelle case delle persone, ogni mattina, diventando uno di casa.

I riconoscimenti ricevuti da Furia sono stati innumerevoli, tra tutti citiamo il diploma di Benemerito della cultura ricevuto dal Presidente della Repubblica nel 1971.

Una vita accanto a tutti, un personaggio che Varese non dimenticherà mai. Il senso della sua missione l’ha riassunto lui stesso, con le parole della sua poesia "Chi siamo e dove andiamo":

Affinché la nostra Gioventù potesse conoscere
le supreme bellezze, le visibili specie,
le cause e le infinite presenze dei mondi astrali;
perché indagando sulle immani energie che le stelle
e le galassie sospingono nella notte cosmica eternamente,
ond’è conseguenza che la vita nasca
nei silenzi bui degli abissi siderei e splenda eccelsa
anzi che il gelido volgere dei millenni
nell’uragano della perenne Creazione la rinnovi
e apprendesse quanto bella onesta, e utile sia
l’azione culturale, pacifica, libera e fraterna
di tutti gli Uomini di buona volontà
sotto questo immenso cielo. 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 12 agosto 2010
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