Da New York al Bar Socrate per un caffè con Borghi e Rusconi

La storia di questo luogo mitico per la città è anche la storia di Socrate Bozzoni che scelse il Nuovo Mondo per fare fortuna e la Città Giardino per vivere con la famiglia. Il bar è "ricomparso" in piazza Monte Grappa

Negli Anni 20 del secolo scorso Socrate Bozzoni si era già messo alle spalle una lunga esperienza maturata inizialmente come lavapiatti poi, con un crescendo che testimoniava della sua determinazione, come cameriere, barista, cuoco, chef e infine abile gestore di un locale pubblico. Il tutto in una città non facile come Nuova York.

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I sacrifici erano stati tanti, ma compensati da un ritorno finanziario non da poco se, vinta come emigrante la prima grande scommessa della sua vita, Socrate decise di ritornare in Italia per continuare ad alto livello nella sua Milano un’attività per la quale aveva dimostrato notevole inclinazione.
 
E anche sotto la Madonnina le cose erano andate bene: infatti Socrate stava sul ponte di comando dello storico Caffè della Borsa quando, siamo verso la fine degli Anni 20, decise di trasferirsi a Varese dove la moglie Emma Gervasini avrebbe trovato clima e ambiente più adatti alla sua salute. Emma, insegnante elementare, gli aveva dato due figli, Pino e Maria, ed era imparentata con i Gervasini della famosa floricoltura. 
 
Anche a Varese sin dall’Ottocento i caffè erano importanti punti di incontro e di aggregazione sociale per una parte della comunità cittadina e quelli del centro urbano si erano subito ritagliati un ruolo preciso diventando così, sia pure in piccola misura, riferimenti della cronaca, se non della storia locale. Non a caso diversi appassionati delle vicende varesine hanno ampiamente documentato la vivace presenza di questi locali pubblici dove imprenditori, letterati, politici, professionisti e sportivi amavano condividere i loro successi con gli amici più cari e tenevano volentieri corte con gli altri estasiati, plaudenti avventori.
 
La presenza di locali raffinati ha resistito al tempo anche se società, costumi e tipologia di clientela sono mutati e ha fatto piacere che in questi giorni ci sia stato il recupero del nome Socrate da parte dei nuovi titolari dello storico bar di piazza Monte Grappa .
 
La scalata all’élite da parte di Socrate Bozzoni in una Varese ricca di prestigiosi caffé avvenne in due tappe. La prima fu la gestione del Caffé del Corso che era aperto nell’attuale corso Moro, la seconda con l’approdo, siamo negli Anni 30, in una piazza Monte Grappa, ovvero la ex piazza Porcari, cuore di Varese, rivisitata dal Loreti architetto del regime fascista.
 
Per Socrate Bozzoni e il suo bar arrivarono anni di grandeur che peraltro non oscurò altri locali pubblici varesini perché tutti si erano appunto dati un ruolo e una “specializzazione” che di fatto evitavano concorrenza e “guerre.” Gli scrittori, per esempio, bazzicavano lo Zamberletti di corso Matteotti dove Piero Chiara si attendò dopo la chiusura del suo preferito Caffè Centrale in piazza dl Podestà, locale situato nei pressi dell’attuale Biffi.
 
Il “Socrate” era diventato un riferimento per grandi protagonisti. Giovanni Borghi e Felice Rusconi ne sono stati frequentatori assidui, il patron dell’Ignis in particolare calamitò una quantità di assi dello sport come Duilio Loi, pugile campione del mondo.
 
Fu Pino, figlio di Socrate a gestire questi anni ruggenti dove basket, calcio, pugilato, ciclismo e canottaggio videro Borghi star internazionale oltre che imprenditore vincente.
 
Tra i ricordi più belli della famiglia Bozzoni la frequentazione del caffè da parte di Gianni Santuccio – gli è stato dedicato il teatrino di via Sacco – grande attore e regista, nato a Clivio, che invitava a volte per l’aperitivo celebri colleghi.
 
L’eredità di papà Socrate fu raccolta dai figli: con pari successo gestirono il bar sino a quando decisero di ritirarsi: poco dopo l’inizio degli Anni 70. Se oggi non sono numerosissimi i varesini che hanno conosciuto Socrate, sono parecchi quelli che ricordano con simpatia Pino e Maria che continuarono a fare del bar un punto di ritrovo all’altezza della tradizione.
 
Pino ha avuto una figlia che porta il nome della nonna Gervasini: Emma vive a Varese e a sua volta è mamma di una giovane davvero speciale, nientemeno Viola Valli, la pluricampionessa di nuoto- ha al suo attivo ben cinque ori- della quale per la verità le istituzioni e lo sport cittadino non sempre si sono adeguatamente ricordati. Varesenews però la volle come corrispondente alle Olimpiadi.
 
Essendo in piazza Monte Grappa ricomparso, tra l’altro in buone mani, il vecchio e caro Caffé Socrate era doveroso recuperarne la memoria. Un recupero che può suscitare nostalgia negli anziani, ma è certamente stimolo per chi si fa carico di scrivere nuovi capitoli di una piccola grande storia cittadina.
 
Agli odierni e futuri frequentatori del caffè possiamo augurare che, con il trascorrere del tempo, si possa parlare di parecchi di loro come vittoriosi nella vita al pari di Socrate e dei suoi strepitosi amici.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 03 agosto 2010
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