Dalle “fabbriche” al Meeting, un altro popolo

A Rimini tappa obbligatoria per Marco Giovannelli alla tradizionale kermesse di Comunione e Liberazione

Un’altra regione, altre idee, altri leader. Dalle "Fabbrcihe di Nichi" della Puglia Marco Giovannelli è risalito, rigorosamente in vespa, fino all’Emilia Romagna. Il direttore si è trovato a Rimini propio nei giorni del tradizionale meeting di Comunione e Liberazione. Ecco come lo racconta dal suo blog.

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In vespa - Parte 5 4 di 22

In questi giorni a Rimini c’è il celebre meeting legato a CL. Non ero mai stato e non posso certo farmi sfuggire l’occasione. È uno spaccato di mondo importante e non solo per motivi politici o religiosi. C’è molta energia, un po’ come quella che ho trovato in Puglia.
Altro però che l’organizzazione liquida dei ragazzi delle “fabbriche di Nichi”. A gestire l’imponente manifestazione c’è una fondazione che lavora tutto l’anno. In sette giorni arrivano centinaia di migliaia di persone. Andrea Benzoni di Varese ha curato una delle tante mostre allestite nei padiglioni fieristici. Mi accompagna lungo tutta l’area. «Abbiamo iniziato un po’ per gioco trent’anni fa. Io ero un ragazzino. Fu il gruppo di Rimini a proporre questa collocazione. All’epoca era solo un padiglione, ma arrivarono lo stesso cinquantamila persone e così pensarono di riproporre il meeting anche l’anno dopo. Era una scommessa. Portare a Rimini, nel tempio del turismo, del mare, ma anche dell’effimero, un momento di incontro e dibattito era un progetto forte. L’idea era ed è quella di promuovere eventi di qualità. Mi sembra che ci siamo riusciti bene».
Beh, non c’è che dire. Resto colpito dall’età media bassa delle persone che si muovono in ogni area del meeting. Lo slogan di quest’anno è: “quella natura che ci spinge a desiderare cose grandi è il cuore”. Sono centinaia gli incontri, migliaia le persone che visitano ogni giorno le mostre. Sono andato a vedere lo spettacolo di Andrea Chiodi, “Marija Judina, la pianista che commosse Stalin”. Mica una cosina semplice semplice. Intenso e profondo. Il biglietto sarà pure costato solo dieci euro, ma lì dentro c’erano tremila persone. Eccolo un altro popolo.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 25 agosto 2010
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