“E ora facciano chiarezza sui cani nei negozi”

Dopo la chiamata del ministro Brambilla al sindaco Attilio Fontana, il consigliere Pd Mirabelli ricostruisce le tappe dell'ordinanza comunale

Egregio direttore,
In seguito all’emanazione dell’ordinanza n.6 del 3/3/2010, l’Assessore Giordano dichiarò che il discorso dell’ingresso dei cani nei bar e nei ristoranti avrebbe dovuto essere affrontato nell’apposito regolamento comunale di igiene anche se, come feci rilevare, non risultava che la legislazione statale prevedesse un esplicito divieto di ingresso dei cani nei locali aperti al pubblico in cui si somministrano alimenti e bevande.

L’articolo 83 del Regolamento di polizia veterinaria si limita, infatti, a stabilire l ‘obbligo di museruola e guinzaglio per i cani condotti nei locali pubblici e nei pubblici mezzi di trasporto.

In riferimento alle norme di igiene alimentare, è assolutamente chiaro che il divieto riguarda i luoghi dove gli alimenti sono preparati, trattati o conservati: sono, quindi, esclusi i locali in cui si somministrano al pubblico alimenti e bevande.

I cani, pertanto, possono essere introdotti nei locali pubblici, fermo restando:
-l’adozione delle misure obbligatorie di tutela dell’incolumità pubblica da eventuali
aggressioni da parte dei cani;
-la tutela del decoro del locale, potendo il gestore rifiutare l’ingresso di animali sporchi o
palesemente ammalati.

Perfino secondo una nota dell’ANCI – Associazione Nazionale Comuni Italiani – di cui il sindaco Fontana è presidente regionale, “Vietare l’ingresso ai cani nei locali pubblici e quindi negli esercizi commerciali è illegale.”

Ferme restando, naturalmente, le regole non scritte di reciproco rispetto e civile convivenza.

A mio modesto parere, pertanto, sottolineai che solo i gestori dei locali, di propria iniziativa, possono decidere di applicare il divieto semplicemente in quanto proprietari.

Denunciai, che, a Varese, città turistica, con l’ordinanza n.6 del 3/3/2010, fosse stata prevista una sanzione dai 25 ai 500 euro per i commercianti che accolgono i cani nei locali pubblici, imponendo loro, di fatto, di applicare un’incomprensibile scelta del Comune.

Denunciai che tale ordinanza fosse in palese contraddizione con la campagna di sensibilizzazione “Turisti a 4 zampe” promossa dal Ministero del Turismo guidato dal ministro Michela Vittoria Brambilla.

Denunciai come a cinque mesi di distanza dall’ordinanza, nonostante le rassicurazioni dell’Assessore, il lungo e complesso iter previsto per l’approvazione dell’apposito regolamento comunale di igiene, tra passaggi nelle Circoscrizioni, nella commissione competente e in Consiglio comunale, fosse ancora in alto mare.

Il 26 aprile 2010 presentai in Consiglio comunale una mozione sottoscritta, in maniera trasversale agli schieramenti, da ben 21 consiglieri comunali, di fatto la maggioranza del Consiglio comunale, in maniera trasversale agli schieramenti politici (Mirabelli, Nicoletti, Brugognone, Milana, Molinari, Alfieri, Cacioppo, Antonellis, Miedico, Maresca, Zito, Pitarresi, Zappoli, Corbetta, Clerici, Lo Giudice, Galparoli, Esposito, Rossetti, Ibba, Siluri) affinché l’ordinanza fosse rimossa.

Il 17 agosto scrissi una lettera (di cui allego copia) al ministro Brambilla per chiedere un’interpretazione della normativa vigente affinché anche a Varese, come nel resto della provincia, i cani possano entrare nei locali pubblici e negli esercizi commerciali che facoltativamente vogliano accettarli, senza rischio di multa per i commercianti e i clienti, ferme restando le norme vigenti.

Prendo atto con piacere che, ieri, il ministro Brambilla ha telefonato al sindaco per ottenere rassicurazioni sul fatto che il divieto per i cani venga rimosso il più velocemente possibile visto che la legislazione statale non prevede alcun esplicito divieto di ingresso dei cani nei locali aperti al pubblico in cui si somministrano alimenti e bevande.

Ringrazio il ministro per il sollecito interessamento e mi auguro che l’assessore Giordano, che si è sempre trincerato dietro un fantomatico Regolamento comunale di igiene pubblica, si risvegli dal letargo che, finora, gli ha impedito di fare chiarezza su una situazione confusa che ha provocato disagi ai proprietari dei cani, ai turisti e agli esercizi commerciali.

Ringrazio, infine, il Comitato amici dei cani, che impegnandosi a raccogliere
circa mille firme contro l’ordinanza del Comune, ha dato un valido contributo a
uscire da una situazione kafkiana che riguarda tante famiglie e imprese varesine.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 21 agosto 2010
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