Il decathleta Kangur ha le idee chiare: “Cimberio, obiettivo playoff”

L'ala estone, 28 anni, ha praticato tanta atletica leggera prima di passare ai canestri. «La Serie A è un campionato molto interessante per gli stranieri: quando mi ha chiamato Varese ho detto subito di sì»

kristjan kangurÈ il primo giocatore estone in oltre sessant’anni di storia di Pallacanestro Varese, un passato che Kristjan Kangur conosceva poco ma in cui si è già tuffato con entusiasmo, non appena gli stendardi appesi sotto la volta di Masnago gli hanno confermato quello di cui gli aveva parlato il suo agente.
«Una squadra leggendaria del passato, che oggi ha voglia di risollevarsi – racconta Kangur in inglese – Varese è stato il primo club ad avermi contattato e ho accettato ben volentieri di venire qui».
Kangur, 28 anni, nativo di Parnu, è appena atterrato nella Città Giardino e dopo le visite mediche di rito si è subito messo a disposizione di coach Recalcati («Non ci siamo ancora parlati, al di là dei saluti, ma lo faremo immediatamente») per lavorare con i nuovi compagni.
«Mi sono informato su ognuno di loro – spiega – grazie a internet e alle statistiche che avevo a disposizione. Mi piaceva il fatto di arrivare qui e di conoscerli già, almeno per sentito dire. Poi un paio li ho già visti giocare: Galanda, naturalmente, ma anche Teemu Rannikko».
Di ruolo ala, Kangur non fa preferenze sulla posizione da tenere in campo: «Mi so adattare: a Bologna ho giocato di più da ala forte («un quattro moderno» l’ha definito Recalcati, che lo ha scelto personalmente), in Francia l’anno scorso più da "numero tre" ma in alcuni tratti di partita con la Virtus ho fatto anche il centro. Diciamo che cerco di eseguire quel che l’allenatore mi domanda».
L’esperienza con le "Vu nere", seppur breve, è servita per metterlo in mostra nel campionato italiano: la scorsa primavera infatti Bologna lo ha ingaggiato per i playoff, che si sono risolti per gli emiliani in una sola serie dei quarti di finale, cinque partite contro Cantù. «Sapevo di essere solo di passaggio alla Virtus: sono stati chiari con me, dicendomi che difficilmente sarei rimasto. Avevano bisogno di un giocatore per i playoff, ma avevano già diversi giocatori sotto contratto: io ho accettato comunque e ben volentieri. mario oioli kristjan kangur cimberio basketAll’estero la vostra Serie A è un campionato ancora molto interessante, però è un po’ chiuso a livello di scelte verso il mercato straniero: le squadre molto spesso ingaggiano giocatori già visti. Per questo consideravo importante l’esperienza a Bologna, dopo quelle nel mio paese, nel Bayer Leverkusen e a Villurbanne: la chiamata di Varese dà ragione alla mia scelta».
Il suo arrivo nel mondo del basket è arrivato piuttosto tardi, visto che fine a sedici anni Kangur praticava atletica leggera. «Mi piaceva molto, praticavo un po’ tutte le discipline: praticamente ero un decathleta. Poi però, vista l’altezza e la curiosità di provare un nuovo sport, sono arrivato al campo da basket a 16 anni e a 22 ero già a giocare in Germania. Anche visto il mio passato sportivo quindi non mi preoccupa il periodo di preparazione fisica: ho l’abitudine ad allenarmi sotto il profilo atletico e, anche se in Nazionale ho fatto solo lavoro tecnico e partite, sono sicuro che mi metterò presto al pari con i compagni».
E visto che Kristjan conosce già piuttosto bene il nostro campionato, l’ultima domanda di rito riguarda il suo obiettivo per la nuova stagione, in cui indosserà la maglia della Cimberio numero 14: «Io guardo alla struttura della Serie A e dico che se ci sono 16 squadre, dobbiamo puntare a entrare nella prima metà, ovvero ai playoff. Lo dico da giocatore, appena arrivato, senza conoscere le attese della società: ragiono così e dico che il primo obiettivo dev’essere quello. So di avere la mia parte di responsabilità e so anche che devo imparare a gestirle, se voglio far bene in Italia. E a Varese soprattutto».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 30 agosto 2010
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