Il festival di Locarno apre le porte alla lingua italiana

Si respira molto italiano a Locarno dove la nuova direzione artistica di Olievier Père. Molte le novità, tra cui anche un nuovo speaker dopo 30 anni

Ancora una volta, con l’inizio del mese di agosto, si è aperto sulle sponde del Verbano il Festival Internazionale del Film di Locarno giunto, all’insegna della gioventù, al suo sessantatreesimo compleanno, una cifra non particolarmente simbolica, almeno per chi sente il fascino di giubilei e cifre tonde, ma che basta a farne il secondo festival del film più antico d’Europa, secondo solo alla mostra di Venezia.
 
E il Festival, come da tradizione, è partito con un occhio al proprio passato e una vasta serie di novità: un nuovo direttore artistico, una programmazione modificata radicalmente, una nuova filosofia cinematografica (imperniata in realtà a un ritorno alle origini) e, persino, una nuova “voce”, un cambiamento piccolo ma epocale visto che giunge col pensionamento dopo oltre tre decenni di Luigi Faloppa lo speaker ufficiale del festival, affettuosamente noto agli affezionati tanto per la sua costante presenza quanto per gli occasionali ma divertenti errori di pronuncia nei titoli originali dei film.
 
Ma le novità più significative sono quelle che si devono al nuovo direttore artistico Olievier Père, giovane studioso francese, subentrato anzitempo allo svizzero Maire, dimessosi l’anno scorso per assumere un prestigioso incarico nell’ambito della formazione cinematografica in Svizzera.
Père ha voluto caratterizzare con i segni del cambiamento quasi ogni aspetto del “suo” festival:
drastica riduzione dei film selezionati, restiling totale del “Pardo News”, il bollettino informativo ufficiale della manifestazione, modifica del catalogo ufficiale con l’abbandono, per la prima volta, della tradizionale edizione quadrilingue, a favore di due diverse versioni italiana/tedesca e francese/inglese.
 
ALTRE NOVITA’
Cambiamenti di sostanza che si accompagnano, in modo significativo, con una valorizzazione maggiore della lingua italiana, finora abbastanza eclissata dagli altri idiomi più diffusi (il Pardo News, per esempio, nella vecchia versione era scritto in francese, inglese e tedesco, il nuovo prodotto predilige italiano e inglese) ma non privi di controindicazioni come, per i prodotti citati, la perdita di una certa originalità da lungo tempo legata all’immagine del Festival.
Ancora più netti, almeno nelle intenzioni, i cambiamenti di impostazione artistica: la rassegna competitiva “cineasti del presente” torna ad essere legata più strettamente ai registi esordienti e alle cinemaografie giovani; un aspetto non nuovo in realtà ma che negli ultimi anni era stato temperato con una certa elasticità delle selezioni, un’elasticità peraltro, piuttosto feconda visto che a parere di molti la rassegna dei cineasti aveva finito col tempo per diventare la più interessante del Festival, a volte più attesa dello stesso concorso internazionale.
 
L’altro aspetto di grande novità è, come si è accennato sopra, la riduzione abbastanza netta del numero delle pellicole presenti nel complesso delle varie rassegne, una scelta ispirata alla volontà di aumentare il tasso qualitativo ma che, secondo alcuni, rischia paradossalmente di mettere in difficoltà proprio quelle piccole pellicole di realizzatori poco noti che spesso hanno fatto la fortuna di Locarno e trovato qui la loro via per la diffusione commerciale.
Anche se è presto per dare un giudizio su questa scelta non si può non notare che le primissime battute del festival sembrano dare ragione ai critici: la riduzione delle proiezioni non sembra in alcun modo avere reso meno frequenti le sovrapposizioni e le difficoltà logistiche peraltro tipiche di ogni rassegna di queste dimensioni e, oltretutto, l’avvio del festival non ha ancora permesso di vedere film di così alto valore artistico, naturalmente però un solo giorno di proiezioni è decisamente poco per trarre conclusioni.

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Festival Locarno 2010 4 di 15
di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 06 agosto 2010
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