La scuola chiama all’appello i suoi precari. In mezzo a un cortile

Decine di docenti, giovani e meno giovani, si sono presentati nel cortile del liceo Manzoni per la distribuzione delle cattedre. Un'organizzazione contestata da molti

Un brusio che si zittisce di colpo: « Concorso A40. Bianchi, Rosato, Maruno…. C’è Maruno?» silenzio. Tutti si guardano attorno. Maruno c’è o non ha sentito?
Così questa mattina, la scena si è ripetuta decine e decine di volte. Nel piazzale davanti all’istituto Manzoni, oggi sono stati convocati i docenti  precari di quarantotto "classi di concorso" ( materie di insegnamento). Tutti chiamati per avere una cattedra: intera, spezzata, anche a tempo, pur di ottenere un contratto per poter continuare la professione intrapresa magari anche tanti anni fa. « Sembra di essere al mercato degli schiavi» commenta un giovane. « Senza dimenticare che ci sono voluti i santi per trovare un parcheggio…» fa eco un altro.
 
C’è chi attende all’ombra, chi chiacchiera con amici e colleghi incontrati nel corso dei vari anni di insegnamento. Chi non molla la posizione vicino alla porta da dove esce il presidente di commissione di turno a urlare classe di concorso e nomi. Senza microfono, senza magafono, con il semplice tono della voce: « Ci hanno anche detto che se saltiamo la chiamata perchè non sentiamo rimaniamo esclusi…» commenta preoccupata una precaria.

« È una cosa del tutto infondata – rassicura Raimondo Parisi, delegato della FLC Cgil  presente per dare supporto e consigli ai tanti docenti in attesa – Non esiste questo pericolo. Puntualmente si ripete la stessa situazione. Quest’anno aggravata dai ritardi organizzativi dovuti alla Riforma Gelmini che ha rallentato tutto il lavoro delle scuole per la determinazione dei propri organici. Così, l’Ufficio territoriale scolastico si è ritrovato a dover convocare tutti oggi per poter permettere l’avvio dell’anno scolastico da domani».

La situazione della scuola non è rosea, anche se la nostra regione è tra quelle messe "meglio". In Lombardia, i tagli previsti negli organici hanno comportato la diminuzione di 4665 posti di cui 1743 tra il personale ATA (tecnico amministrativo) e 2922 tra i docenti. Penalizzate sono state soprattutto le superiori dove le "teste" saltate sono 1689 , contro le 826 delle medie ( secondarie di primo grado) e le 407 della primaria.  La contrazione di posti ha riguardato anche la nostra provincia : meno 41 posti alla primaria, meno 86 alle medie e meno 175 alle superiori. Di contro, sono aumentati i posti per il sostegno (40) e nelle scuole dell’infanzia (+17).  Una situazione che si riesce ad argiranare parzialmente grazie ai 189 pensionamenti. Riduzioni anche tra gli ATA che hanno perso in provincia 150 posti globalmente mentre il pensionamento ha riguardato 66 lavoratori.

Nonostante la situazione discreta, rimane il problema delle graduatorie: non ci sono immissioni in ruolo e, quelle che si fanno annualmente, sono talmente limitate che non spostano di molto le lunghissime code, destinate, peraltro, ad allungarsi: «Quest’anno in tutt’Italia – spiega Parisi – le immissioni in ruolo sono state 10.000 a fronte di 40.000 posti vacanti. Nella nostra provincia ne abbiamo avute 103 di cui 6 nell’infanzia, 16 nella primaria, 22 alle medie, 12 alle superiori e 47 per il sostegno.. Anche tra gli ATA si sono avuti 111 ruoli».

L’unico grosso problema che il territorio varesino vive riguarda le "educazioni". Educazione artistica, tecnica, musicale e fisica hanno perso ben 30 cattedre di ruolo e i docenti sono diventati "sovranumerari" bruciando, così, quasi tutte le disponibilità che rimanevano ai tanti precari. Docenti, giovani e meno giovani, che si sono presentati comunque questa mattina. Pur sapendo che per loro non c’è contratto.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 31 agosto 2010
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