Le invidie bloccarono la carriera di un magistrato

La storia del dottor Pintus, magistrati a Varese, si intreccia con vicende di sequestri e di trame politiche che sono uno specchio dell'Italia di ieri e oggi

Nel 1997 il sequestro di Silvia Melis scatenò un finimondo in Sardegna ed ebbe forti riverberi nel Paese quando l’editore Grauso, amico della famiglia Melis, e il procuratore della repubblica Lombardini per una serie di perfide voci vennero coinvolti nella tormentata vicenda del pagamento del riscatto: il loro ruolo sarebbe stato addirittura contro la legge e la stessa famiglia Melis!.
Palermo era competente per una eventuale azione penale contro Lombardini e ci fu una sorta di aerosbarco a Cagliari che ebbe conclusione tragica: dopo un lungo interrogatorio infatti il magistrato si suicidò. Scoppiarono violente polemiche, poi il silenzio calò e non fu rotto più di tanto quando, ci volle tempo, un’ indagine restituì ai sardi, che lo stimavano, e alla magistratura italiana l’immagine di un servitore di assoluta integrità.
Certamente Luigi Lombardini nelle sue battaglie contro i sequestratori poteva essere apparso qualche volta un Tex Willer, ma era, per esempio, bravissimo a invitare e convincere i suoi arrestati a non avviare figli e parenti sulla strada di un reato di rara barbarie. L’indagine accertò inoltre che Lombardini aveva sempre vissuto del suo stipendio.
Grauso, che aveva addirittura aiutato i Melis a pagare il riscatto, è stato ampiamente assolto nei giorni scorsi e la sua voce, sia pure 12 anni dopo l’imputazione, ha potuto farla sentire.
Francesco Pintus, che i varesini conoscono e stimano già dagli anni 60 quando era pm a Palazzo di Giustizia, ha avuto in comune con il collega Lombardini due storie. La prima, strettamente connessa al suicidio: Pintus, procuratore generale della repubblica a Cagliari , reagì al tragico evento con dichiarazioni ritenute diffamatorie da Caselli, procuratore a Palermo, ma non dai diversi giudici che successivamente le valutarono.
La seconda storia ha avuto natura per non pochi aspetti politica. A Lombardini non vennero mai concessi successivi passi di carriera e lo stesso accadde a Pintus, “stoppato” con più evidenza perché non allineato. Progressista, ma garantista verso tutti, il nostro magistrato venne eletto senatore nel pci come indipendente, solo che qualcuno concepiva in modo diverso il significato del termine indipendente e nel tempo fece pagare il conto all’educato, silenzioso senatore, fermo difensore della sua coscienza professionale.
Da Cagliari Pintus aveva i titoli per approdare, come procuratore generale, a Milano: alcune sapienti segnalazioni di presunti torti subiti avanzate da giovani magistrati sardi automaticamente bloccarono la nomina al Consiglio Superiore della Magistratura. Pintus querelò i suoi accusatori, sono passati anni e nulla si è mosso.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 06 agosto 2010
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