Lei lo lascia, lui uccide: perché?

Dopo l'incredibile fatto avvenuto a Milano dove un venticinquenne ha massacrato una passante dopo un litigio con la fidanzata, ecco la riflessione di uno psicologo

violenza donna Quando c’è un delitto passionale ci si chiede perché quel rapporto non si è interrotto subito. Cosa spinge alcune persone a rompere subito al minimo cenno di aggressività o litigiosità ed altre invece a perseverare? Ci sono varie ragioni tra cui anche alcune che attengono alla sfera culturale sia della vittima sia dell’aggressore.
È vero che da quando la donna è diventata autonoma ed emancipata i rapporti e gli equilibri all’interno della coppia sono cambiati. Il nuovo ruolo conquistato dalla donna ha smascherato la facciata dietro la quale l’uomo si è sempre nascosto per evitare di mostrare la propria vulnerabilità. Di colpo ci si è trovati molto meno machi di quanto si sia sempre fatto vedere.
Ma cosa è successo, per cui le relazioni fra le persone oggi sono più difficili? C’entrano la civiltà dell’immagine, la ricerca di emozioni anche estreme, la fluidità dell’identità.
Già Marshall McLuhan aveva detto (profeticamente) che la cultura dell’immagine televisiva nascondeva qualche rischio. Il mezzo di comunicazione di massa porta gli occhi, le orecchie dello spettatore lì dove lo spettatore non può esserci. Ma nel fare questo ci fa dimenticare ciò che si vede, si sente, si tocca, si ascolta a distanza ravvicinata. È vero che le chat, le webcam e i telefonini hanno portato la gente a scambiare tanta comunicazione ma nel contempo si stringono sempre meno mani. La capacità di fare vita di comunità è diventata precaria. È diventato difficile fare veramente gruppo, si è tutti delle perfette monadi isolate e sole, tremendamente sole anche quando si è in compagnia in questa società liquida (come la definisce Zygmunt Bauman) in cui molte certezze e sicurezze sono state smantellate.
La maggior parte degli omicidi avvengono all’interno di coppie dove un uomo, debole, disperato e solo non è in grado di accettare che la donna lo lasci, lo rifiuti o lo abbandoni. Riceviamo e inviamo centinaia di sms e di email, facciamo centinaia di telefonate ma stringiamo sempre meno mani. Diamoci da fare per ricreare una rete territoriale di solidarietà e di vicinanza.

Silvano De Prospo
psicoterapeuta

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 07 agosto 2010
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