Piazza Vittorio Emanuele II: finisce agosto, il monumento è ancora lì

Non si è approfittato delle vacanze, ma i lavori di smontaggio dovrebbero avere un impatto limitato, in attesa di quelli, ben più rilevanti, per l'autosilo. Per chi parcheggia, la beffa: i parcometri sono stati tolti, ma si deve pagare lo stesso

Finisce agosto, sotto un cielo blu tersissimo e in un’aria che già annuncia l’autunno. Resta, in centro a Busto Arsizio, un grosso lavoro ancora da fare: spostare il monumento a caduti e deportati da piazza Vittorio Emanuele II, per fare spazio all’autosilo interrato, elemento indispensabile del progetto di riqualificaizone residenziale e commerciale e pedonalizzazione portato avanti da Soceba (gruppo Dal Ben). Alcuni giorni or sono la zona circostante il monumento è stata transennata e sono comparse le prime impalcature per i lavori di smontaggio del manufatto artistico, opera di Enrico Manfrini, "lo scultore dei Papi", eretto oltre mezzo secolo fa a ricordo delle sofferenze della Seconda Guerra Mondiale e del prezzo pagato per la Liberazione. Comunque sia, a fine agosto il monumento è ancora lì da spostare: l’occasione che il mese, con la città semideserta, offriva, non è stata colta. Sonnecchiano intanto anche i lavori della zona restrostante, verso via Solferino, con la ditta in ferie: ma questa non è un’urgenza particolare.
In verità, a ben vedere non vi sarebbero ragioni particolari per temere effetti di peso sul traffico, almeno per qualche tempo, se non nei momenti di maggiore affusso. Le transenne hanno in effetti tolto un certo numero di posteggi dalla piazza, quelli immediatamente adiacenti il monumento (una ventina) e quelli prospicienti la biblioteca, che si trovavano comunque su un terreno privato. Da Palazzo Gilardoni il vicesindaco Giampiero Reguzzoni, responsabile dell’urbanistica, tiene a rassicurare che la viabilità resta per ora immutata. Quanto ai parcheggi sostitutivi, lo spazio che si apre sopra via Zappellini, con accesso dal vicolo Landriani, sarà lo sfogo naturale dei posteggi che verranno a mancare una volta avviati gli scavi per l’autosilo in piazza Vittorio Emanuele II. Ed è da quel momento che la situazione del traffico potrà farsi difficile, richiedendo opportuni accorgimenti. Lo spazio di via Zappellini potrà accogliere fino a 300 auto: la sua sistemazione, assicura Reguzzoni, sarà discussa già nella prima seduta di giunta al rientro dalle ferie. Non sarà l’unica alternativa: Agesp, ricorda il vicesindaco leghista, provvederà ad indicare altri posteggi, fra cui il sottoutilizzato autosilo di via Culin. Fin qui la questione parcheggi: quanto allo smontaggio del monumento, dovrebbe essere meno "drammatico" del preventivabile. Si tratta in sostanza di smontare le lastre di copertura e le statue dall’anima di cemento del monumento, spiega il vicesindaco. Questa potrà poi essere demolita e rimpiazzata nella nuova sede di piazza Trento e Trieste. Non dovrebbero insomma vedersi trasporti eccezionali in giro per la città. Le lastre saranno portate nella nuova piazza, le statue al restauro. Quanto alla tempistica specifica, dallo studio del direttore dei lavori fanno sapere che dipenderà dagli addetti al restauro.

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Busto, il monumento ai caduti "in gabbia" 4 di 15

Danno modesto, dunque, almeno inizialmente, per la circolazione; meno, un domani, per lo scavo dell’autosilo, da contemperare con i consueti frenetici ritmi del centro città. C’è però già ora una piccola beffa per gli automobilisti. Come recitano i cartelli appesi sulla recinzione, il fatto che per i lavori siano stati rimossi i parcometri di Agesp non significa che il parcheggio in piazza sia diventato gratuito. Nossignori: come scritto sui cartelli apposti bisogna invece andare a procurarsi il tagliando in via Carducci o in via Borroni, o munirsi di "gratta e sosta" presso i negozi autorizzati. Col che il frequentatore di piazza Vittorio Emanuele II, già "menomato" dalla perdita di vari posti auto, a meno di non avere una scorta di gratta e sosta, dovrebbe posteggiare, scendere dall’auto, scarpinare due-trecento metri andata e ritorno, sperando che non ci siano ausiliari o vigili nei paraggi pronti a multare nel frattempo; quindi tornare, mettere in bella vista sul cruscotto il biglietto e solo allora, finalmente, dirigersi verso la propria destinazione. Una seccatura ulteriore che rischia di tramutarsi in farsa. A quanto abbiamo appurato stamane in una breve vista, la soluzione adottata comunemente appare quella di non pagare affatto, confidando nella brevità di una sosta "mordi e fuggi".

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 31 agosto 2010
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