Salvatore Furia: «Quando guardavo la Luna appeso a testa in giù»

Il padre dell'Osservatorio racconta a Radio Missione Francescana le emozioni di una vita passata a guardare le stelle. «Di quello sbarco ci rimase il ricordo di una grande eufori»

Lui è l’uomo delle stelle nella Città Giardino. Da anni ci aiuta a stare con il naso all’insù e, da grande divulgatore, ha raccontato ai varesini i misteri degli astri che ci circondano. Stiamo parlando di Salvatore Furia, grande amante dell’astronomia e fondatore dell‘Osservatorio di Campo dei Fiori.

Intervistato da Pierfausto Vedani ai microfoni di Radio Missone Francescana, anche Furia ha regalato profonde riflessioni su un fenomeno storico come lo sbarco sulla Luna, avvenuto esattamente quarant’anni fa. Ovviamente, Furia ha iniziato ad ammirare il nostro satellite ben prima di quell’evento "pop" che è lo sbarco di Armstrong: «Dai dodici anni in poi, per almeno 18 anni, ho osservato solo la Luna. Ne conoscevo ogni solco, ogni incrinatura, ogni "mare", come li chiamava Galileo. Da piccolo, nelle notti serene, salivo su un grande silos, alto 33 metri,  in una fattoria di Catania. Mi legavo con una cinghia di trasmissione dei motori e mi ci sedevo sopra: così potevo guardare il cielo appeso a piedi per aria e a testa in giù per vedere un orizzonte maggiore, era stupendo».

Da qui nacque la passione per le stelle, che il papà dell’Osservatorio coltivò a sue spese e con grandi sforzi: «Per accrescere la mia conoscenza compravo le piccole piccole edizioni Bompiani, stupende pubblicazioni didattiche e divulgative. Costavano 20 centesimi e io spesso mi spostavo a piedi per risparmiare i soldi del tram, che ne costava 50».

Dopo la guerra per la prima volta, quasi per gioco e sopra pensiero, Furia iniziò a pensare alla possibilità dell’uomo di arrivare sulla Luna: «Alla fine della guerra avevo assistito al lancio dei razzi su Londra, e pensavo, come sogno e non come realtà scientifica, che forse un giorno i razzi avrebbero potuto anche portare un uomo sulla Luna».

Nel frattempo costruì l’osservatorio del Campo dei Fiori, grazie alla generosità dei varesini. Nel 1969 ci fu lo sbarco e Furia ricorda chiaramente l’atmosfera dell’epoca: «Di quei giorni è rimasta l’euforia di quelle notti, precedenti allo sbarco e dopo lo sbarco. Ci ha dato grandi euforie anche se, con la solita noncuranza, tutto sembra essere caduto nel dimenticatoio».

Dopo gli sbarchi, infatti, la NASA rallentò le ricerche e fu una forte delusione: «In quel periodo scrissi che erano venuti meno lo stimolo e l’etica della conquista dello spazio, gli Stati Uniti avevano vinto sulla Russia e tutto finì. Scrissi che non credevo più in un progresso della civiltà terrestre alla conquista dello spazio. Ora c’è un nuovo interesse, per la realizzazione di una base sulla Luna, ma ancora una volta è legato all’interesse per la supremazia economica, ora il nuovo sfidante è la Cina».

Dopo tutto, però, Furia ebbe l’occasione preziosa di incontrare Buzz Aldrin (che salì con Armstrong sulla Luna) nella sua visita a Varese negli anni ’90: «Eravamo nella sala giunta del comune di Varese e lì incontrai Aldrin, Buzz come lo chiamavano gli amici. Gli feci l’eterna domanda: cosa ha provato quando ha visto il cielo nero e la terra come una palla? "Era una grande tenerezza vedere la terra da là", mi disse, "In quel momento ho anche pensato che ci sono grandi uomini e anche uomini che possono distruggere tutti i grandi progressi degli altri».

Nel nostro futuro? Anche per Furia, come per altri, c’è Marte: «L’uomo deve pensare a conquistare anche altri mondi oltre la Luna. Io credo che la prossima tappa sia l’esplorazione di Marte, un’operazione ad altissimo rischio perchè su Marte ci sono ancora molte incognite».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 31 agosto 2010
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