Servizio idrico, riforma ai blocchi di partenza

L’assessore Raimondi: “Nessun dietrofront, l’acqua non potrà divenire di proprietà di un soggetto privato" Anche le infrastrutture saranno in mano pubblica

Regione Lombardia sta predisponendo un Progetto di legge sul servizio idrico. Per quali ragioni e con quali contenuti è stato illustrato in Giunta con una "informativa" dall’assessore all’Ambiente, Energia e Reti Marcello Raimondi. La proposta di legge regionale ridisegnerà il settore, senza mettere in discussione, anzi confermando come criterio fondamentale, il fatto che l’acqua è bene pubblico per tutta l’umanità. Perciò l’acqua non potrà, in alcun caso, divenire proprietà di un soggetto privato, così come le infrastrutture idriche sono e continueranno ad essere di proprietà pubblica, ovvero degli enti che le hanno realizzate. Dire che "la Regione privatizza l’acqua" non ha alcun fondamento, e non l’ha mai avuto. Ed è egualmente un non-senso parlare di una "retromarcia della Regione".
Nella conferenza stampa di oggi sui provvedimenti della Giunta il presidente Roberto Formigoni si è servito di un "apologo": "Per avere un facile successo, si conclama una causa nobile, che tutti non possono non condividere. Per esempio: no alle violenze sui bambini. Chi non è d’accordo? Poi si addita il cattivone, facendo credere che sta per compiere il misfatto e che lo farà entro una certa data. Infine si sventola il merito di aver costretto il cattivone alla retromarcia con la nobile campagna.
Ecco, se anziché la violenza ai bambini si mette la privatizzazione dell’acqua, l’apologo descrive il tentativo messo in atto da qualcuno".

L’assessore Raimondi ha spiegato che l’intervento legislativo che si sta predisponendo attraverso un confronto con i Comuni e le Province si è reso necessario per adeguare l’organizzazione del Servizio idrico integrato agli obblighi normativi che derivano dalle nuove disposizioni statali e dalle sentenze della Corte costituzionale. "Prima di tutto – ha chiarito – dalla legge nazionale 42/2010, che stabilisce la soppressione – a partire dal 1 gennaio 2011 – delle AATO (Autorità di Ambito Territoriale Ottimale) e impone l’obbligo di attribuire le loro funzioni ad altri soggetti, da individuarsi con legge regionale.
Senza di questo si arriverebbe alla paralisi dei servizi idrici, perché gli eventuali atti adottati dagli ex AATO, dal 2011, saranno illegittimi e come tali perseguibili. Compreso il pagamento degli stipendi ai dipendenti". Né si può ignorare la legge nazionale 166/2009 (il cosiddetto "decreto Ronchi"), che sancisce la decadenza, alla fine di quest’anno, degli attuali affidamenti e non concede alle Regioni possibilità di proroghe.
Infine, due sentenze della Corte Costituzionale 307/2009 e 142/2010 hanno dichiarato illegittime alcune parti della legge lombarda (LR 26/2003): l’obbligo di separazione tra gestione della rete ed erogazione del servizio e i poteri della Regione rispetto ai Piani di Ambito delle AATO (e ai piani di investimento), al monitoraggio della qualità del servizio e alla determinazione delle tariffe.
A questo punto si è posta per la Regione l’urgenza di provvedere ad attribuire le funzioni amministrative delle soppresse AATO a nuovi soggetti, individuati nelle Province.
"Pena – ha sottolineato Raimondi – gravissimi rischi per il funzionamento del Servizio Idrico Integrato; già oggi si rischiano procedure d’infrazione a carico dei servizi depurativi e fognari per oltre 130 Comuni lombardi". Perciò "Regione Lombardia ha deciso una riforma del settore, modificando la LR 26/2003, conciliando le diverse esigenze del territorio e degli
Enti locali, recuperando a Regione, Province e specialmente Comuni un ruolo consono ai diversi aspetti amministrativi e gestionali coinvolti, nei limiti consentiti dalle vigenti norme dello Stato italiano.

Ecco gli elementi salienti

1) Dalle AATO alle Province – Le funzioni finora esercitate dalle AATO verranno attribuite alle Province: programmazione e gestione locale, gestione delle risorse, controllo amministrativo e tecnico, redazione del Piano d’Ambito (piano economico della gestione, definizione di costi standard, piani di ammortamento, tariffe). "Le tariffe saranno decise da un soggetto pubblico, le Province, non da privati" è stato ribadito in conferenza stampa.
Il testo del pdl proporrà che ogni provincia si doti di un’azienda speciale, cioè di un ente strumentale snello e
funzionale, provvisto di autonomia giuridica e finanziaria, con organi semplici e molto poco costosi, con profilo di autonomia contabile, che consentirà di non incidere sul bilancio dell’ente madre e potrà agevolmente consentire di assorbire il personale già in servizio nelle AATO;

2) Nuovi affidamenti – Le Province assumono il compito di affidare il servizio secondo una delle due modalità consentite dalle norme nazionali di recepimento delle Direttive europee:
– il servizio viene affidato a società individuate mediante procedure competitive ad evidenza pubblica;
– il servizio viene affidato a società a partecipazione mista pubblico-privata, con selezione del socio privato mediante procedure competitive ad evidenza pubblica e partecipazione non inferiore 40%;

3) Il ruolo dei Comuni – "I Comuni sono, di norma, e restano i proprietari degli impianti e delle reti idriche… dei tubi…" ha rimarcato Raimondi. Il ruolo dei Comuni, che è stato ridimensionato dalle norme nazionali, viene, nel progetto di legge lombardo, ad essere ricostituito in termini di assoluto rilievo, confermandone l’assetto proprietario ed il ruolo di soggetto finanziatore (con i proventi della rendita finanziaria dei capitali investiti). Ciò mette i Comuni nelle condizioni di interagire efficacemente con la Provincia e con il gestore (che dipende in larga misura da loro) nel rappresentare le esigenze del territorio (Piani d’Ambito), nel guidare le scelte (affidamento, organizzazione) e nel verificare i risultati degli investimenti e della conduzione".
Il pdl prevede anche la possibilità di società patrimoniali, pubbliche, già previste dalla LR 26/03 ed esistenti in molte situazioni. Le "patrimoniali" sono uno strumento cui conferire la proprietà delle reti, per reperire finanziamenti a tassi agevolati (in particolare grazie al Fondo regionale Public Utilities di Finlombarda) da mettere a disposizione del gestore per gli investimenti e contribuire così a contenere le tariffe;

4) La Regione – Eserciterà funzioni di indirizzo nelle fasi di approvazione dei Piani d’Ambito ed in riferimento alla necessaria coerenza tra questi e gli atti di programmazione e pianificazione regionale (Piano di gestione distrettuale del bacino del Po e Piano di tutela delle acque). Non potrà invece assumere la determinazione delle tariffe, perché in contrasto non sostenibile con la Corte Costituzionale.
Inoltre, sulla base degli obiettivi strategici fissati nel programma regionale di sviluppo, la Regione potrà concedere incentivi e contributi per la realizzazione di opere infrastrutturali che riguardano il servizio idrico, per far fronte a eventuali carenze del servizio o a favore di progetti che abbiamo come obiettivo il risparmio o l’incremento della qualità delle acque.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 05 agosto 2010
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