Alla scoperta del sud-est asiatico: incontri casuali a Yangon

Il blogger-viaggiatore bustocco Stefano Marcora si avventura in Birmania, la terra delle pagode

Sceconda "tappa" del diario di viaggio di Stefano Marcora, blogger (http://travel-ontheroad.blogspot.com/) e viaggiatore bustocco

L’aereo plana su uno strato di nuvole basse al di sotto delle quali compare improvvisamente la pista di atterraggio. Quanti abitanti conta Yangon? 5-6 milioni. Quanti velivoli vediamo nel maggior aereoporto della nazione? Cinque. Ecco il primo impatto con il boicottato regime autoritario del Myanmar.

Questo pomeriggio, dopo aver visitato una dorata pagoda che si affaccia sul Yangon river, comincia a scatenarsi un temporale che pare infinito. Apro l’ombrello ma la pioggia e’ troppo insistente. Sulla mia sinistra si dispiegano una serie di teloni che radunano diverse bancarelle del cibo. Mi metto al riparo sotto uno di questi. La proprietaria mi sorride, quindi con un modo estremamente spontaneo mi porge la sedia di plastica rossa e una teiera di te’ caldo da versarsi in un boccale di vetro. Sorseggiando il liquido amaro gli occhi volteggiano sulla struttura costituita da un lungo telone verde sorretto da pali di bambu’, si arrampicano sulla luce al neon alimentata da una batteria di camion che illumina decine di pietanze conservate in pentole di acciaio, per infine posarsi su una decina di tavoli ricoperti da cerate nuove di zecca. Sopra i tavoli ci sono le teiere e i contenitori di plastica al cui interno si srotola carta igienica per pulirsi le mani. Il pavimento e’ formato da terra battuta piuttosto irregolare. Sulla strada vedo passare camion che trasportano enormi tronchi, autobus, bici e molti furgoncini.
La pioggia sembra motivo di gioia e utilita’ per i birmani: nell’altro lato della strada un bus urbano che propone la pubblicita’ della Star cola viene allegramente pulito con spazzoloni da due uomini; ancora uomini in longyi si lavano il corpo con sapone bianco sotto una voluttuosa grondaia, poi incrocio monaci bambini a piedi scalzi, studenti e monelli nudi che giocano nelle grosse pozzanghere sopra le quali volteggiano rifiuti di ogni tipo.
Sono le 18 passate e la pioggia sembra aumentare di intensita’: perche’ dunque non approfittare del luogo? Con la gestualita’ mi faccio portare un piatto di riso, dei pesciolini fritti e le gustose zucchine amare. La signora aggiunge al mio tavolo una scodella di brodo di verdura, delle fettine di cetriolo ed il chili. Mangio mentre cala la notte abbracciata dai lampi tropicali. Luci di fari si specchiano sulla strada sventrata dal traffico, illuminando frammentate sagome in movimento.
Ad un certo punto dal diluvio appare un ragazzo allegro completamente bagnato che si mette a scherzare con la proprietaria; quest’ultima mi guarda rendendomi partecipe del loro oscuro gioco. Come fossi un’altra persona divengo compagno di ritagli di vita di questi individui: un distillato purissimo dove le parole e le lingue cedono significato alla gestualita’, ai simboli ed a una intesa imperscrutabile che trova comunanza tra esseri umani.
La pioggia continua a cadere ed i bordi della strada si stanno allagando; forse e’ il momento di lasciare questo significativo e benefico tratto di viaggio del mio primo giorno in Myanmar.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 03 settembre 2010
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