Bonus bebè: “È discriminatorio”; “No, noi tradatesi le vittime”

Due storie e due posizioni diverse in attesa della sentenza sul provvedimento: da una parte un tradatese doc che ha sposato una donna africana, dall’altra una giovane cittadina che difende la delibera

Municipio Tradate«Sono stato discriminato e lo sarò anche con il prossimo figlio». «Tengo a precisare che a mio avviso il bonus bebè non debba essere visto e riconosciuto come un atto discriminatorio, ma come un premio ai tradatesi».
Dopo la storia di Stefano, ecco due casi, due pensieri su cui la città di Tradate si divide in queste ore in attesa della sentenza del Tribunale collegiale che si deve esprimere in merito al Bonus Bebè, il provvedimento emesso dal comune di Tradate che dà in mano ai neogenitori 500 euro, solo se entrambi sono italiani e residenti in città da almeno cinque anni. Sulla delibera, giudicandola discriminatoria, si è già pronunciato il giudice del Lavoro, a cui sono ricorse le associazioni Farsi prossimo e Avvocati per niente. Ora si attende la sentenza dopo il ricorso del Comune.
 
“Provvedimento discriminatorio”
«Sono tradatese da 60 anni e non ho potuto usufruire del bonus per un problema tecnico prima, e poi perché mia moglie è straniera e non qui da almeno cinque anni». Marco (nome di fantasia perché chi parla preferisce rimanere anomino) ha sposato una donna di origine africana e vive a Tradate da sempre. Non è attivo politicamente: «Non mi interessa strumentalizzare questo provvedimento per fini politici, ma qui a Tradate si sta diventando un po’ cattivi con gli stranieri ed è giusto che si sappia. Quel provvedimento è discriminatorio».
Marco ha avuto un bambino poco dopo l’istituzione della delibera: «Non abbiamo avuto il bonus. Ne avevo fatta richiesta, ma prima mi hanno detto dai servizi sociali che nel periodo tra due giunte, durante le elezioni, non venivano concessi bonus, poi mi hanno detto che non ne avrei avuto diritto perché le nuove norme prevedevano che entrambi i genitori dovessero essere tradatesi».
Ora la moglie di Marco è in attesa del secondo bambino: «Sicuramente non l’avremo nemmeno quest’anno il bonus perché mia moglie non raggiunge i cinque anni, ma non è giusto. È discriminante al cento per cento. Io sono tradatese da sempre e per questa scelta mi ritrovo senza aiuti da parte del mio comune? Ci auguriamo che il comune faccia una cosa un po’ più equa in futuro. Non voglio fare nessun casino, vorrei solo che tutti i cittadini sono trattati nello stesso modo».  
 
“Un premio ai tradatesi”
«Innanzitutto, tengo a precisare che a mio avviso il bonus bebè non debba essere visto e riconosciuto come un atto discriminatorio verso gli extra comunitari, in questo caso residenti a Tradate, ma sia visto come un "premio" per quei cittadini che vivono a Tradate da più di cinque anni». Alessia ha una storia, e un pensiero diverso rispetto a Marco. È nata a Tradate 34 anni fa e nel 2003 si è sposata: «Io e il mio futuro marito decidemmo di comprare casa a Tradate perchè era ed è una città che offre molto ai suoi cittadini, sia come servizi di viabilità, commerciali, servizi per l’infanzia e di svago: basti pensare a tutti gli sforzi fatti dal Comune, in questi anni, per migliorare la vivibilità della città: sia a livello urbanistico, sia a livello di attrattiva fieristica».
«Se invece, vogliamo considerare il bonus bebè sotto il lato discriminatorio come dichiarato dal Giudice, dobbiamo considerare che gli extra comunitari hanno agevolazioni, aiuti e sostegni che noi cittadini italiani non abbiamo – la ragazza -. In tutta questa vicenda non si tiene conto di tutti gli aiuti di cui quotidianamente usufruiscono: per esempio dove vivono? In case messe a disposizione del Comune, magari dove non pagano nemmeno l’affitto, e le varie tasse comunali le pagano? Tirando le conclusioni, io cittadina tradatese da 34 anni residente e cittadina italiana dalla nascita, contribuente pagante delle tasse italiane, vengo discriminata dallo stato e dalla legge. Loro cittadini tradatesi ma non di nazionalità italiana, non contribuenti ma usufruttari di tutte le agevolazioni statali e non, vengono tutelati dalla legge, aiutati e sostenuti quotidianamente da enti statali e non».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 21 settembre 2010
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