Busto a “cinque cerchi” con un poker di campioni

Andrew Howe, Simona La Mantia, Oscar Pistorius, Libania Grenot: quattro storie personali d'esempio per i ragazzi che hanno seguito l'incontro con gli atleti che si sfideranno domani sera alla Notturna di Milano

La grande atletica sfila a Palazzo Gilardoni. Niente scatti in cortile, come si era inizialmente previsto, visto anche il tempo incerto, ma una più tradizionale passerella in municipio davanti ai ragazzi delle società sportive cittadine per Andrew Howe, Oscar Pistorius, Simona Lamantia e Libania Grenot. Nomi noti, chi da tempo, come Andrew, o dalla storia conosciuta in tutto il mondo come Oscar, chi invece affermatosi ultimamente come le due "medagliate" degli europei di Barcellona 2010, ragazze brave e anche belle. Gli atleti sonoospitati in questi giorni dall’hotel Le Robinie di Solbiate Olona in vista della Notturna di Milano, appuntamento di livello che vedrà sfilare alcuni tra i massimi campioni degli sport da pista.

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Quattro campioni a Busto Arsizio 4 di 14

Con i quattro presenti siamo di fronte a campioni di assoluto valore: Howe che a Milano gareggerà sui 200 metri, è il primatista italiano di salto in lungo con 8,47 mt; Pistorius è l’atleta disabile più famoso al mondo, detentore dei record mondiali sui 100, 200 e 400 metri e trionfatore alle Paralimpiadi di Pechino sulle stesse lunghezze; la sua storia, i filmati con le volate sulle incredibili gambe artificiali sono diventati patrimonio collettivo nell’anno che ha preceduto le Olimpiadi di Pechino. Grenot, cubana, trasferitasi in Italia quattro anni fa e presto entrata nel giro della nazionale azzurra, è la primatista italiana dei 400 mt con 50”30. Simona La Mantia è la medaglia d’argento di Barcellona nel salto triplo.

Il sindaco Farioli gigioneggiava in veste di padrone di casa e di… presentatore, ricordando l’eccellenza della città di Busto Arsizio sotot il profilo delle società sportive, della tradizione, degli impianti e della loro gestione; ad affiancarlo Romano Pinciroli, il presidente della Pro Patria Bustese Atletica Mondo che ha a organizzato il soggiorno degli atleti e pensato alla logistica, e Franco Angelotti organizzatore della Notturna.

Flash, riflettori e richieste d’autografi, oltre all’attenzione dei ragazzi, erano tutti per gli atleti. Ognuno di loro ha una storia particolare che lo ha portato ad eccellere. In comune l’avviamento precoce allo sport: Pistorius già a quattro anni, anche se con l’atletica si è cimentato solo dai diciassette, nonostante le gambe perdute in tenerissima età; Howe letteralmente in grembo a sua madre, l’ostacolista Renée Felton, che è da sempre la sua allenatrice, oggi presente a Palazzoni Gilardoni. I primi passi li ha fatti… gattonando in pista a Santa Monica mentre ci si allenava un certo Carl Lewis. La Mantia, figlia di atleti, un siciliano e un’altoatesina, è approdata all’atletica a sette-otto anni. Grenot a nove, nella sua Cuba, grazie a genitori e nonni.
Comune a tutti anche la capacità di rialzarsi nella difficoltà. La Mantia e Howe sono usciti da infortuni che li hanno condizionati per lungo tempo, tanto che il risultato di Howe agli europei (finale, ma niente medaglia) non si può considerare malvagio dopo un recupero lungo e difficile. La storia di Pistorius, con le sue gambe artificiali e la sua volontà di farcela, di gareggiare fra i normodotati, è nota a tutti; quella di Grenot è la storia di un’emigrante, con le comprensibili difficoltà di adattamento.

«L’atletica è importante ma non è tutto» diceva Howe ai ragazzi, «non esaurisce i miei interessi, quando non ho allenamenti e gare esco con i miei amici, o mi diverto a suonare la batteria». Andrew è stato un campione precocissimo, scoperto appena sedicenne dai media: le sue prestazioni erano stratosferiche per un adolescente. «Sì, ricordo la prima volta che vennero da me a scuola, avevo appena fatto 7,52 nel lungo, era il 2001. Diciamo che non ci badavo troppo, al campo si deve comunque andare a faticare. Avere pressione è bello per certi versi, ti carica, ti pesa magari per altri. Saltano fuori le battute: ti mangi troppi Kinder Bueno, mi dicevano (in riferimento a un noto spot ndr), poi non salti più… Ma fa tutto parte del gioco, e mi diverto» conclude con grande serenità. Fisicamente Howe si sente bene e alla Notturna cercherà il risultato sui 200.
Libania Grenot al contrario si dice un po’ stanca in questo scorcio finale di stagione, ma promette di dare il meglio. Quando le chiediamo delle differenze tra l’Italia e Cuba in fatto di strutture e sistemi d’allenamento ci dice che esistono e sono notevoli. «A Cuba ci si allena di più, qui è diverso, in Italia ho cambiato completamente impostazione tecnica». Il Paese caraibico ha una scuola eccellente, in linea con la tradizione dei Paesi dell’ex blocco sovietico, con una particolare attenzione ai giovani. E in Italia? «I ragazzi qui non si allenano» scuote la testa, «c’è il calcio…»
Oscar Pistorius, il bianco venuto dal Sudafrica, con l’aiuto dell’interprete, ricorda come l’anno scorso gli sia stato condizionato da un infortunio, senza perdere mai la volontà di tornare al livello desiderato. Il suo obiettivo è di poter correre i 400 piani sotto i 46 secondi: «difficile, ma ci proverò».
Simona La Mantia, infine, passione siciliana (è di Palermo) e volontà… teutonica (la mamma è altoatesina): «andare avanti e rialzarsi» è stato suo motto in anni difficili per cause fisiche, rischiarati comunque dall’appoggio di familiari, tecnico e fidanzato, e dalla volontà di tornare a competere al massimo livello, come ha saputo fare. A metà strada dai cinque cerchi olimpici di Londra 2012, è un buon viatico.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 08 settembre 2010
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