C’è un SuperTrofeo in palio: un varesino è pronto a conquistarlo

Eugenio Amos, 25 anni, è in testa nel campionato gran turismo della Lamborghini a una prova dalla conclusione. «Voglio vincere ma non mi stresso: il mio idolo è James Hunt»

eugenio amos automobilismoL’automobilismo ce l’ha nel sangue e ora, con una gara sola da disputare, è a un passo da un titolo importante e prestigioso, quello del Lamborghini SuperTrofeo che verrà assegnato il weekend del 24-26 settembre all’autodromo romano di Vallelunga.
Venticinque anni, varesino, un nome che lo lega indissolubilmente alla grande industria della nostra provincia, Eugenio Amos è pronto a dare battaglia a bordo della sua "Lambo" per conquistare un successo che lo consacrerebbe nel mondo delle vetture Gran Turismo.
Nipote di Giulio Amos, il patron della Usag (l’utensileria nata a Gemonio, ora di proprietà dell’americana Stanley), e figlio di Hermann che morì ancora giovane ma seppe legare il nome dell’allora azienda di famiglia a quello della Ferrari, Eugenio ha iniziato a correre nei rally ma ha trovato in pista il suo habitat migliore.

PISTA, LA STRADA GIUSTA – «Fino a 19 anni non ho potuto gareggiare, poi ho provato con i rally ma francamente non ero troppo portato – spiega – E dire che mio padre a suo tempo si cimentò anche nella Parigi-Dakar, il fuoristrada più spinto, con un camion Unimog-Mercedes. Io però, grazie a un amico di famiglia, a un certo punto ho fatto un tentativo con la velocità e oggi posso dire di aver fatto la scelta giusta».
eugenio amos automobilismoNel Lamborghini SuperTrofeo, come detto, il pilota varesino è vicino al titolo ma non può dare nulla per scontato: «Abbiamo disputato cinque gare sui circuiti europei: ho all’attivo una vittoria ma anche tanti podi grazie al quale sono in testa alla classifica. Alle mie spalle ho il compagno di scuderia Ferruccio Bellini ma quella che temo di più è l’accoppiata Venturi-Maino su cui ho 22 punti di vantaggio. Non sono abituato a fare calcoli quando corro, però a Vallelunga (tre le manches in programma ndr) so che devo fare la mia gara su di loro; in carriera ho centrato diversi buoni piazzamenti ma mi manca ancora un titolo assoluto e riconosciuto dalla Fia e ho intenzione di non farmi sfuggire questa possibilità».

DAL CAVALLINO AL TORO – Il lasciapassare verso una "Gallardo" di primo piano per il Super Trofeo Lamborghini è curiosamente arrivato dopo le buone prove su un altro bolide italiano. «Sì, nel 2009 ci fu la svolta: iniziai a gareggiare nel Ferrari Challenge a metà stagione e conquistai diversi podi e il quarto posto della classifica finale. Poi sono tornato a lavorare anche nella vita professionale in Lamborghini: avere l’opportunità di gareggiare in questo campionato è stato per me il massimo, anche perché ho potuto prendere parte a qualche gara del circuito GT3 FIA».
Amos non ha problemi a dire la verità su come si può fare strada in determinate categorie: «Purtroppo la discriminante sta tutta nei soldi che si possono investire e chi dice il contrario mente. Vale per tutti anche ad alto livello; chiaro poi che emerge chi ha qualità, ma per far parte del gruppo è necessario avere un forte supporto finanziario: nascondere la cosa non avrebbe senso».
eugenio amos automobilismoParole chiare, in linea con il personaggio che, se deve scegliere un idolo motoristico, scava nel passato: «Dico James Hunt, inglese, anni Settanta: una sorta di George Best dei motori. Matto, anticonformista ma verace: purtroppo oggi in Formula Uno non è più possibile essere come lui. Comunque tra i piloti attuali tifo per Vettel, e Lorenzo nelle moto».

MUSICA E HAZZARD – Con l’avvicinarsi dell’appuntamento di Vallelunga, Eugenio cerca di non pensare troppo alla gara chiave. «Sono fatto così: credo che sia peggio continuare a macerarsi, e anche sul circuito preferisco mantenere i miei tempi. Giro, parlo con i meccanici e poi li lascio lavorare in pace: sanno fare il loro lavoro, è inutile continuare a tormentarli. Una volta nel paddock poi mi dedico alla musica: è il mio modo per prepararmi alla corsa, mi carica, sia che dalle cuffie mi arrivino gli Ac/Dc, sia che ascolti un altro genere».
In testa, oltre alle curve e ai rettilinei, Amos ha un disegno ben preciso: «Sì – ride – la bandiera confederata del Generale Lee, la macchina del telefilm Hazzard. È la mia livrea, accompagnata dal disegno di un "ciuchino" e di una pin-up. A differenza di altri però non ho particolari superstizioni: mi basta toccare il sedere della vettura e posizionare tre Gormiti che mi ha regalato un bambino mio tifoso. Sono quelli più aggressivi, come bisogna essere in pista».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 16 settembre 2010
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