Castellanza e gli universitari, anche gli Erasmus la bocciano

Sono poco meno di un centinaio e vengono da tutta Europa ma in città solo un locale offre loro una serata dedicata. Vorrebbero spostarsi ma lamentano la scarsa cultura del trasporto pubblico

Vengono dalla Francia, dal Belgio, dall’est-Europa, dalla Germania, dalla Spagna e passeranno sei mesi a Castellanza. Sono 90 tra ragazzi e ragazze che hanno scelto l’Italia come meta estera per i loro studi tramite il progetto Erasmus, un nome che suscita in molti i più bei ricordi legati all’università. Così anche l’università Liuc aderisce al progetto e ospita nel suo campus studenti provenienti da ogni parte del Vecchio Continente.

Per loro l’impatto con la realtà di un piccolo centro come Castellanza non è stato dei più semplici, sapevano di essere alle porte di Milano ma immaginavano, forse, una realtà diversa: «L’università mi piace – racconta Jean Pierre da Liegi durante una delle prime serate Erasmus organizzate dal locale Rexbibendi – ma il problema qui è muoversi autonomamente. La cittadina non offre molto e la sera è difficile trovare mezzi per spostarsi anche solo nelle città più vicine come Busto Arsizio, Varese o Legnano. Non c’è la cultura del trasporto pubblico, probabilmente avete più di una macchina per famiglia qui». Dalle finestre di fronte al locale qualche sguardo non proprio pacifico segnala la poca sopportazione del vociare dei ragazzi all’esterno del locale, ogni tanto qualcuno scatta le foto o chiama i carabinieri. Eppure l’unica salvezza dalla monotonia castellanzese sono proprio i martedì sera da Simone, il gestore del locale, o i sabato sera in discoteca a Milano, organizzati dall’Esm, l’associazione degli studenti della Liuc che aiuta gli Erasmus ad integrarsi e a muoversi.

Dopo le lamentele registrate dagli studenti della Liuc, di ritorno dalla Summer School in Cina e Arizona, questa volta sono gli studenti stranieri a rimanere un po’ perplessi di fronte allo scenario cittadino così povero proposte per gli studenti. Marcus dalla Svezia, invece, non si lamenta, anche lui viene da un paesino e non nota molto la differenza: «In Svezia non abbiamo molte città grandi – racconta – quindi non mi aspetto la movida barcellonese». Qualcuno critica le campane della chiesa parrocchiale che è molto vicina al campus: «Ma devono per forza suonare ogni ora? – ci dice un ragazzo francese – la mattina è davvero allucinante. Per il resto mi trovo bene qui». I ragazzi sono appena arrivati e stanno cominciando ad ambientarsi, c’è quasi tutto, a loro giudizio tranne un servizio trasporti che possa permettere un po’ di mobilità: «Non ci sono autobus alla sera e la stazione è lontana – racconta ancora Jean Pierre – dopo una certa ora non ci sono neanche i treni, perchè non mettere una navetta notturna?».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 15 settembre 2010
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