Come si vive un sogno, in vetta alla serie A

Marco Parolo, centrocampista di 25 anni nato a Gallarate, guida la massima serie italiana con il suo Cesena e ammette: «Battere il Milan è stato bello, ora tocca a Juve e Inter»

Parolo festeggia la promozione in serie ASognare ad occhi aperti in vetta alla serie A. Marco Parolo, gallaratese di 25 anni, dopo tre giornate di campionato può guardare dall’alto in basso calciatori affermati del calibro di Ibrahimovic, Totti, Del Piero e tantissimi altri. Con il suo Cesena è stato promosso nella massima serie dopo una cavalcata trionfale lo scorso anno (conclusa con il gol decisivo per la promozione), e dopo 270’ è lassù, a quota sette punti, pari merito con l’Inter campione di tutto. Andato via il suo mentore Bisoli (lo ha allenato sia a Foligno sia a Cesena), anche con il nuovo mister Ficcadenti Parolo si sta confermando pedina fondamentale nella scacchiera bianconera, tanto da essere stato schierato titolare in tutte e tre le gare finora disputate. Un ragazzo con la testa sulle spalle che sa cosa vuole e dove può arrivare la sua squadra, il Cesena dei miracoli.
 

Marco, innanzitutto come si sta là in alto? 

«Dire che sto bene è poco, sto davvero passando un momento felice. Giochiamo alla grande e otteniamo degli ottimi risultati, ammetto che si sente meno anche la stanchezza».
 

Com’è la serie A dopo queste prime partite?  

«Il primo impatto è stato duro, dato che abbiamo esordito all’Olimpico contro la Roma, non il campo più facile del mondo. È stato bello, soprattutto perché abbiamo portato a casa uno 0-0 importantissimo e poi siamo migliorati. Devo dire che non avrei potuto chiedere di meglio: essere primi per ora è stupendo, anche se sappiamo che sarà solo un breve periodo. Pensiamo solo che a quota 7 ci mancano 33 punti alla salvezza».
 

Da milanista, come ha vissuto la vittoria per 2-0 sul Diavolo? 

«Sono un simpatizzante dei colori rossoneri, ma gioco nel Cesena e batterli è stato bellissimo; avere di fronte veri idoli come Pirlo e Ambrosini, più che Ibrahimovic o Ronaldinho, è stata un’emozione enorme. Certo è che se ora non facciamo risultato contro Juve e Inter mi arrabbio di brutto!».
 

L’anno scorso a Cesena era arrivato grazie a Bisoli, ora Ficcadenti le sta riservando altrettanti elogi: che differenze ci sono tra i due? 

«Hanno un’idea del calcio diversa, ma entrambi sono grandi trascinatori e sanno cosa vogliono. Come squadra seguiamo alla lettera le indicazioni del nostro allenatore e devo dire che per ora non è andata affatto male».
 

Domenica di fronte lei, nel Lecce, giocava il suo amico d’infanzia Stefano Ferrario: come avete vissuto il match? 

«Veramente una partita da non scordare. Conosco Stefano dai tempi del Torino Club e poi abbiamo condiviso l’esperienza delle giovanili nel Como. Le nostre squadre si sono incontrate qualche volta in passato, ma per un motivo o per un altro non siamo mai riusciti a scontrarci direttamente, fino a domenica. Diciamo che abbiamo scelto il palcoscenico migliore per ritrovarci».
 

In conclusione, cosa si aspetta da questa stagione?
«Spero di continuare a migliorare come calciatore e giocare più partite possibili. Per quanto riguarda il Cesena, prima pensiamo a salvarci, poi quello che arriva in più è tutto di guadagnato».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 21 settembre 2010
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