Da un container informano gli aquilani

La storia del quotidiano online il Capoluogo. Maria e Roberta guidano un giornale tutto scritto al femminile

roberta galeotti“Io vado a dormire con il Capoluogo e mi alzo con il Capoluogo, grazie a voi mi sono sentito meno solo…”

Sono poche le frasi che possono sintetizzare meglio il valore del lavoro di un giornale. Dentro il dramma del terremoto Maria e Roberta hanno trovato la forza e l’energia di continuare a scrivere e informare i loro concittadini. 
Una storia che non è per niente come le altre che raccontano la nascita e lo sviluppo di un giornale online. La loro è fatta di tragedie, di paure, di passione, di dolore, di gioie, di speranze e di grande servizio per i propri concittadini.
Da lunedì scrivono e lavorano da una casetta in legno collocata nel piazzale del centro commerciale dell’Aquila. La notte del sei aprile il terremoto ha distrutto la sede del giornale, e da allora la redazione si ritrovava in un container sei metri per tre.
“La nostra casetta prefabbricata ci sembra una regia. – Roberta Galeotti, l’editore del giornale, era a Varese per la pedalata dell’Avis e a Milano a un corso di formazione quando è arrivata la struttura da montare. – Sono solo 64 mq. anche senza bagno, ma tanto ci siamo abituate e andiamo in quelli del centro commerciale. Ma vuoi mettere? Finalmente abbiamo spazio per lavorare insieme”.
Il terremoto ha cambiato le vite di tutti gli aquilani. Ognuno ha reagito come poteva. “A me ha dato la forza l’amicizia con Maria. Insieme sembriamo indistruttibili, una macchina da guerra. Io sono il motore e lei la testa. Poi sono arrivate tante altre ragazze e adesso siamo tutte donne. L’unico uomo è Fulgo, un settantenne dolcissimo, pacato, gentile che ci porta sempre a bere il caffè”.
capoluogoOggi il Capoluogo ha oltre ventimila lettori al giorno ed è diventato il più importante punto di riferimento informativo dell’Aquila. Ci sono tanti aspetti economici da affrontare che accomuna questa esperienza a quella di tante altre. Qui in più c’è il problema della distruzione di un tessuto economico e sociale, che porta con se il sapore dell’emergenza.
“Il giornale nasce nel 2004, – racconta il direttore Maria Cattini –  con un’altra proprietà e in pochi anni conquista la fiducia dei lettori e si assesta, verso gli inizi dell’anno 2009, sui 3500 lettori unici”.
Alla fine del 2008 Roberta Galeotti decide di rilevare il sito, e da gennaio ne diventa editore unico. Nel giro di pochi mesi il Capoluogo raddoppia il numero delle visite e dei lettori. Tutto questo fino a quella drammatica notte del sei aprile del 2009.
“Quella sera, – scrive Maria, –  davanti al pc c’ero io che seguivo con una certa apprensione l’evolversi dello sciame sismico. Prima della scossa delle 3.32 c’erano state una serie di scosse e c’era una grande scambio di informazione soprattutto su Facebook. Pensate che io e un mio collega ci siamo scambiati un messaggio a mezzanotte e mezza girandoci il grafico di Giampaolo Giuliani con il radon che aveva un picco altissimo proprio verso quell’ora. Ci siamo detti: «Ma dobbiamo preoccuparci?» Abbiamo cercato di razionalizzare e ci siamo convinti che forse si trattava della scossa delle 23.30 che si era appena sentita e quindi abbiamo cercato di guardare avanti. Praticamente un tam tam aspettando di poter dare la notizia della chiusura delle scuole per il giorno dopo, avviso che è stato dato proprio dall’assessore Luca D’Innocenzo intorno alle tre di notte proprio sul popolare social network. Ho aggiornato la notizia online e, finalmente, mi dico, ce ne possiamo andare a dormire. Quando mi metto a letto in realtà sono più o meno le 3.10 e ancora sveglia arriva la scossa devastante. Per fortuna casa mia aveva retto e nell’immediato, pur avendo avuto la percezione che si fosse trattato di una scossa fortissima non ho razionalizzato su quanto potesse essere stata distruttiva. 
Quella notte con il pc al buio ho incominciato ad aggiornare il sito con le poche notizie che riuscivo a reperire, tra  RAI News e la cronaca in diretta del sito di Repubblica e tutto questo tra le telefonate con Roberta, gli amici, i collaboratori, tutti sparsi e tutti sfollati.
Il timore era che il sito, che già in quei giorni andava in sovraccarico e si impallava, potesse non reggere e andare down per i troppi utenti. Pensate che quel giorno siamo arrivati a 60.000 lettori unici, un numero impressionate per una città di provincia come la nostra e 1.000.000 di lettori dall’America in soli sette giorni”.
Quelle giornate resteranno per sempre scolpite nella memoria di Roberta e Maria, come in quelle di tanti loro concittadini. “Siamo fieri di essere diventati un punto di riferimento per gli aquilani, di aver contribuito a far sentire meno soli una gran parte della popolazione dispersa e disperata”. E il lavoro del quotidiano ha iniziato ad attirare nuove energie. “A maggio del 2009 è arrivata Maria Chiara. Lei viveva nella tendopoli del Globo e si era inventata un giornalino. Ha 27 anni e da allora viene tutti i giorni a piedi per lavorare con noi. Dopo di lei è arrivata Eleonora. Stessa età e stessa determinazione. Voleva occuparsi di cultura, oggi fa di tutto. Un’altra Eleonora ha iniziato a chiederci un colloquio per lavorare con noi, l’abbiamo mandata via tante volte, ma alla fine la sua tenacia ha pagato e adesso fa parte integrante della squadra”.
L’entusiasmo non manca, i lettori anche e la passione è la spinta forte. Resta un problema economico che Roberta sta affrontando con determinazione e il giornale piano piano sta trovando diversi interlocutori disposti a crederci e ad aiutare queste donne e ragazze. Non basta e stanno lavorando per allargare il progetto e ricevere altre risorse economiche senza rinunciare alla libertà fondamentale. 
“Vogliamo risposte concrete! – Scriveva Maria in un editoriale dopo il sisma – Vogliamo che L’Aquila rinasca su decisioni solide, limpide ed immediate! Vogliamo politici puliti e determinati che sappiano difendere i nostri interessi e non i loro, i nostri figli e non le loro tasche… 
Vogliamo partecipare, controllare, supervisionare, capire e scegliere…  
Vogliamo scegliere noi Dove, Come e Quando far rinascere L’Aquila… la nostra città… non abbiamo potuto scegliere come morire, vogliamo almeno scegliere come rinascere!” 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 22 settembre 2010
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