…E io delocalizzo in Svizzera

Alcune riflessioni sulle possibilità economiche di un paese a noi molto vicino, per la seconda volta nella graduatoria di competitività del World Economic Forum

La Svizzera, per il secondo anno consecutivo, è al primo posto nella rinomata graduatoria della competitività del World Economic Forum WEF, The Global Competitiveness Report 2010-2011 pubblicato dal World Economic Forum riclassificandosi prima davanti a Svezia, Singapore e Stati Uniti.

Caratterizzata da un’eccellente capacità d’innovazione, da istituti di ricerca tra i migliori al mondo, da una forte collaborazione tra ambienti accademici ed economici e da grosse spese delle imprese nella ricerca e nello sviluppo, la Svizzera dispone anche di efficienti istituzioni pubbliche, eccellenti infrastrutture e di un mercato bene funzionante, in particolare nell’ambito finanziario. Anche il mercato del lavoro è uno dei più solidi, dopo quello di Singapore.

La Svizzera è in cima alla classifica generale in The Global Competitiveness Report 2010-2011 pubblicato dal World Economic Forum. Gli Stati Uniti cade due punti in quarta posizione , superata dalla Svezia (2°) e Singapore (3°). I paesi nordici continuano a essere ben pos izionato in classifica , con la Svezia , la Finlandia (7°) e Danimarca (9 °) tra i primi 10, e con la Norvegia a 14. Svezia supera gli Stati Uniti e Singapore quest’anno ad essere immessi 2° assoluto. Il Regno Unito, dopo essere caduto in classifica negli ultimi anni, si sposta avanti di una posizione al 12° posto.

Le classifiche sono calcolate sia da dati di dominio pubblico e la Executive Opinion Survey, un sondaggio annuale complessiva condotta dal World Economic Forum insieme alla sua rete di istituti partner ( istituti di ricerca e organizzazioni di imprese ) nei paesi oggetto della relazione .
Dalla relazione, riportiamo quanto a pag. 15 che mostra come la Svizzera primeggi per il secondo anno consecutivo mantenendo la posizione già acquisita, così come anche il nostro paese conferma la sua performance: ma al 48 posto.

E’ da sottolineare, inoltre che i maggiori paesi economicamente avanzati, europei e non ( nostri concorrenti sui mercati esteri ) si piazzano tutti o quasi davanti a noi ed a notevole distanza in graduatoria.(vedi sopra). Se teniamo conto, inoltre che alcuni di questi paesi es. Svezia , Germania hanno una tassazione simile o maggiore della nostra, possiamo evidenziare come le differenze sono allora nel “sistema paese” e non in uno specifico indicatore, la tassazione, come molti sembrano dire e voler far credere.

Non è questa la sede per analizzare i perché ed i percome di questa classifica, ma è evidente che qualche cosa al di qua del confine ,non funziona.
Preme sottolineare il fatto che, per un territorio come il nostro, il varesotto, simile per conformazione, usi, costumi ecc. vedere che appena a pochi km da noi si possano fare simili performance, (mentre il nostro paese si contende posizioni da paese del quarto/quinto mondo) è abbastanza avvilente.
Nonostante ciò, è proprio la Svizzera ( e non l’Italia ..sic..) che soprattutto in questi ultimi anni e soprattutto nella nostra zona sta conducendo una “campagna acquisti” verso le PMI perché le stesse si trasferiscano armi e bagagli, in Confederazione.
Ciò viene fatto offrendo efficienti istituzioni pubbliche, eccellenti infrastrutture , ed un “appoggio “in particolare da parte delle istituzioni finanziarie ( con finanziamenti mirati a progetti particolari, con un accesso al credito attento al futuro delle imprese e non solo alla “produzione” immediata di commissioni e interessi per le banche) ed è con questi semplici strumenti ,che di là dal confine si raggiungono i risultati di cui sopra e li si confermano di anno in anno. E da questa parte del confine che situazione si trova? Solo dichiarazioni per i giornali, vuote promesse politiche, assenza (se non ostilità) delle istituzioni finanziarie, nonchè pochi e quasi sempre inutili tentativi per tamponare le innumerevoli emergenze.

Le aziende chiudono, strette nella morsa dei debiti e le aziende nuove non “partono” in mancanza di finanziamenti adeguati . Di questo passo, anche il nostro “distretto” si svuoterà a poco a poco perdendo quei fattori atti a garantire una crescita economica sostenibile e una prosperità a lungo termine. Per chi non vorrà continuare a combattere contro i "mulini a vento", ma vorrà continuare a fare impresa piccola o grande che sia ,forse l’unica strada sarà delocalizzare, non nella lontana Asia ma al di là del Gaggiolo, nel paese del cioccolato, degli orologi a cucù e del gruviera.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 15 settembre 2010
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