Fannullone? “Io lavoro da 30 anni e la scuola non morirà”

Combatte contro tronisti e veline invocando Don Chisciotte e Dante. "Sono il docente, lo psicologo, il consulente dei miei ragazzi, a cui cercherò di togliere il paraocchi". Storia di Giosuè, docente in trincea dal 1978

«Lavoro nella scuola dal 1978. Insegno italiano in un istituto tecnico. Ogni anno scrivo un testo teatrale con i miei ragazzi. Ogni anno organizzo un cineforum e correggo almeno 50 mazzi di temi. Combatto contro veline, grandi fratelli, gossip, tronisti. Come alleati ho Don Chisciotte, D’Artagnan, Paolo e Francesca, Dante e Leopardi. Faccio il docente, lo psicologo e il consulente. E poi cosa scopro? Che per il mio datore di lavoro, lo Stato, sono solo un fannullone e un assenteista».

Giosuè Romano è un docente amareggiato ( "Mi raccomando, io rappresento qui i tantissimi docenti che lavorano nella scuola") che lunedì mattina si ripresenterà davanti ai suoi alunni per riprendere il discorso interrotto a giugno: «Si. Voglio ricominciare l’anno commentando il titolo dell’ultimo tema di maturità, quello che riprendeva il discorso di Mussolini del 3 gennaio ’25 in cui si giustificava il delitto Matteotti e si dava inizio al ventennio fascista… Si è trattato di sciatteria o di provocazione? Che cosa è, oggi, la scuola?».

Per Giosuè lunedì sarà un giorno come tanti, uguale a quelli che vive dal lontano 1978: «Io non ho perso il mio entusiasmo, la mia grinta. Per me, la cultura rimane quella ricchezza che ti permette di aprire migliaia di finestre sul mondo, di capire cosa ti succede accanto, di vivere consapevolmente il quotidiano.  Ogni tanto, il mio D’Artagnan riesce a "infilzare" il Corona di turno e quel piccolo successo mi dà l’energia e la forza per proseguire. Innaffio quella piantina con la speranza che si creino contaminazioni così da generare il bosco».

Da sempre insegnante degli istituti tecnici, Giosuè è convinto del suo ruolo sociale: « In queste scuole passa la stragrande maggioranza dei ragazzi. Si tratta di giovani che, spesso, non hanno i "prerequisiti", valori in possesso, in genere, degli studenti dei licei che hanno assimilato dai genitori il valore del sapere. Io lavoro con ragazzi di ogni estrazione condizione e condizione sociale. Ed è questa la mia grande sfida: generare nuove classi di dirigenti, nuova linfa per il paese, così da evitare che le redini del potere si tramandino di padre in figlio...».

Un vero "pasionario" della scuola? « Io non sono una mosca bianca. Insegno da troppi anni per non sapere che la maggior parte dei miei colleghi è innamorato del proprio lavoro. Ci sono ottimi insegnanti del Sud e ottimi insegnanti del Nord, mele marce meridionali e mele marce settentrionali. Oggi, però, siamo giudicati tutti fannulloni e sfaticati, gente che dovrebbe imparare solo a essere riconoscente perchè ha la possibilità di lavorare. Ma dov’è finita la considerazione per il mio ruolo sociale? Perchè il mio Ministro non sa valutare il valore fondamentale della scuola? Questo Stato "fellone" sta creando una scuola insipida e ignorante. Io ho visto passare molti ministri dell’istruzione, di destra e di sinistra. Mai nessuno ha dato il giusto valore alla cultura, ma con la Gelmini abbiamo toccato veramente il fondo. Questo Ministro non sa di cosa stiamo parlando…».

La scuola e la cultura dunque, sono destinate a soccombere? « No. Io non perdo l’energia e la voglia di togliere il paraocchi ai miei ragazzi. Non ho perso la speranza di vedere i miei alunni meravigliarsi o emozionarsi davanti alla bellezza del sapere. Ma non ci sto ad essere mortificato, a vivere dentro una scuola ridotta ai minimi termini. Ci sono le risorse per ritornare a volare alto. Mancano i fondi ma le risorse ci sono tutte. Io, lunedì, rientrerò in classe per spiegare ai miei ragazzi cosa significa il discorso di Mussolini fatto il 3 gennaio del ’25, la storia di Paolo e Francesca, cosa racconta Leopardi. E come me, tanti rincontreranno i propri alunni e riprenderanno a lottare per cambiare questa scuola mortificata. Per i miei ragazzi faccio il docente, lo psicologo, il consulente. Io credo in quello che faccio. Ma non sono un missionario!»

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 09 settembre 2010
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