Gioire per una vittoria? Alla Pro Patria sembra impossibile

Al posto di celebrare un successo giunto al termine di una partita emozionante, allo "Speroni" arrivano i regolamenti di conti. Con buona pace di un pubblico appassionato e caldo, da cui bisognerebbe ripartire

Nel dopogara di una grande vittoria che ha fatto sobbalzare i cuori dei tifosi tigrotti, gli addetti ai lavori hanno pensato bene di rovinare la festa a tutti, lanciandosi pietre addosso neanche si fosse retrocessi un’altra volta.
La domanda, dunque, ci viene spontanea in un momento del genere: «Ma in casa Pro Patria è davvero così difficile gioire per una vittoria?» 
Una vittoria in cui Ripa e Zanetti – ma anche i compagni, soprattutto nella ripresa – ce l’hanno messa tutta per battere il Lecco, con rabbia e orgoglio, mettendo in campo quella voglia che allo "Speroni" mancava da un bel po’ di tempo. Forse tutta l’adrenalina accumulata nei 90′ andava sfogata in qualche maniera, ed ecco allora il "tutti contro tutti". Tesoro lancia minacce di abbandono e se la prende pure con l’allenatore Novelli; il mister per tutta risposta parla di accordi diversi, di scelte di mercato poco condivisibili e sottolinea di avere una dignità integra e senza prezzo. Anania e Cristiano se la prendono a loro volta con i tifosi, rei di aver fischiato la squadra mentre "camminava" per il campo a fine primo tempo sotto di due reti. Per non parlare delle code al botteghino (scritto al singolare, non è un caso), di distinte giunte in tribuna stampa in ritardo e via discorrendo.
Qual è il vero problema della Pro? Possibile che a Busto Arsizio gioire per una vittoria sia diventato impossibile?
Di gente con il cuore in gola ieri ce n’era tanta e molti di questi la partita con il Lecco la dimenticheranno mai, raccontandola come una delle più belle vittorie per intensità e carattere, avvicinabile quasi alla rimonta del 2009 a Reggio Emilia nei play-off per la serie B firmata da una tripletta di Do Prado. Allora perché non ripartire con l’entusiasmo di quei tifosi che vivono questa squadra in maniera viscerale, che sono pronti a soffrire ed esultare in tribuna o nei popolari, che ancora si emozionano quando al 93’ il difensore centrale usa la testa come un martello per spedire in rete la palla della vittoria? La Pro Patria ora ha bisogno di serenità e di  lavorare senza pensare a frizioni tra spogliatoio e tifosi, tra presidente e allenatore: troppi rancori possono portare solo del male.
Un gruppo si crea unendo le forze, non dicendo di farlo; l‘aria deve essere positiva e respirabile, non pesante e inquinata come quella di domenica sera. Parlare di dimissioni dell’allenatore dopo una gara del genere è da pazzi: nel futuro speriamo che si possa diventare sì matti, ma solo d’amore per la Pro.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 27 settembre 2010
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